ROVIGO – Sono circa duemila, secondo le stime di Cna Padova e Rovigo, le lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle Entrate di Rovigo ad artigiani e piccoli imprenditori. Si tratta di controlli induttivi, basati quindi su dati medi e ipotesi, che rilevano presunte anomalie fiscali non sempre suffragate da contestazioni analitiche. Le lettere, infatti, si concentrano su discrepanze tra dichiarazioni fiscali e parametri settoriali, imponendo al contribuente l’onere di dimostrare la propria correttezza.
La questione ha sollevato numerose polemiche anche a livello nazionale, con categorie economiche e commercialisti che hanno già denunciato a gran voce che l’utilizzo di dati medi o presunti può compromettere gravemente il rapporto di fiducia tra contribuenti e amministrazione.
Non solo. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per aderire al concordato preventivo, che metterebbe le aziende al riparo proprio da questo tipo di controlli, per la Cna di Padova e Rovigo questa strategia appare, quanto meno, un po’ strumentale.
“Come Cna – spiega Matteo Rettore, segretario Cna Padova e Rovigo – abbiamo accompagnato molte imprese verso il concordato preventivo perché lo riteniamo uno strumento utile per semplificare il rapporto tra imprese e Fisco. Abbiamo contattato circa 2mila aziende del nostro circuito, informandole con webinar e consulenze individuali, ma solo il 10-15% ha scelto di aderire. Questa scelta dipende da considerazioni economiche: si aderisce al concordato solo se si presume un fatturato stabile o in crescita.
Tuttavia, l’arrivo massiccio di queste lettere, basate su parametri assolutamente astratti, rischia di minare la fiducia tra imprenditori e Stato. È accettabile che un algoritmo decida se un’impresa è onesta o meno? Alcune lettere contestano anomalie relative al 2021, un anno segnato dal Covid, in cui molte attività sono rimaste chiuse per mesi e i dipendenti sono andati in cassa integrazione. È paradossale che si contestino fatturati inferiori a quelli dei dipendenti in un periodo così eccezionale”.
Rettore conclude sottolineando l’importanza del concordato preventivo come strumento di semplificazione fiscale, a condizione però che venga garantito un rapporto serio e rispettoso tra Fisco e imprenditori: “Il concordato è una buona idea, ma va accompagnato da un approccio coerente e trasparente. Lettere come queste rischiano di avere un effetto opposto, alimentando un clima di diffidenza e incertezza tra le imprese”.


















