ROVIGO – Il 2025 si chiude con un bilancio occupazionale positivo per il Veneto, che registra 14.600 posti di lavoro dipendente in più, secondo i dati della Bussola di Veneto Lavoro. Un risultato incoraggiante, ma dimezzato rispetto al 2024, quando l’incremento era stato di 29.500 unità, a conferma di un rallentamento generalizzato del mercato del lavoro regionale.
A sostenere il saldo complessivo è soprattutto la crescita delle posizioni a tempo indeterminato, aumentate di 24.000 unità. In calo invece il lavoro a tempo determinato (-5.700) e l’apprendistato (-3.700), che conferma una tendenza negativa già emersa lo scorso anno. Anche il numero complessivo di assunzioni diminuisce (-6% rispetto al 2024), fermandosi a 617.427 attivazioni.
Rovigo in controtendenza: occupazione in calo e domanda di lavoro in flessione
Il bilancio occupazionale è positivo in tutte le province venete ad eccezione di Rovigo, che chiude il 2025 con 484 posti di lavoro in meno. Il Polesine registra inoltre il calo più marcato della domanda di lavoro regionale (-5%), un dato che evidenzia una fragilità strutturale del territorio, già penalizzato da un tessuto produttivo meno diversificato e da una maggiore esposizione alle dinamiche negative di alcuni settori.
Il confronto con le altre province accentua il divario: Padova guida la classifica con +4.139 posti di lavoro, seguita da Venezia (+2.759), Vicenza (+2.620), Treviso (+2.344), Verona (+2.338) e Belluno (+902). Tutti i territori, però, mostrano risultati inferiori a quelli del 2024.
Chi assume meno: donne, lavoratori maturi e cittadini italiani
La riduzione delle assunzioni ha colpito soprattutto le donne (-3%), sia nel lavoro a tempo pieno sia nel part-time, i lavoratori italiani (-2%) e la fascia d’età 30-54 anni (-5%). In controtendenza cresce la domanda di lavoro per gli over 55, anche per effetto delle dinamiche demografiche. Il part-time resta elevato (33,1% delle assunzioni), pur registrando un lieve calo tra le donne.
Le cessazioni dei rapporti di lavoro aumentano dell’1% (602.811), trainate soprattutto dai licenziamenti economici e dalle conclusioni per fine termine, mentre diminuiscono dimissioni e licenziamenti disciplinari.
Industria tra luci e ombre: bene il metalmeccanico, in difficoltà il made in Italy
Nel 2025 si confermano le difficoltà di alcuni comparti del manifatturiero veneto, in particolare tessile-abbigliamento e occhialeria, penalizzati dal rallentamento produttivo e da processi di ristrutturazione. Il saldo del macro-settore industriale resta comunque positivo (+3.600), grazie soprattutto alla tenuta del metalmeccanico, che migliora rispetto al 2024 con +980 posti di lavoro e un aumento delle assunzioni del 2%, nonostante i segnali di rallentamento emersi a dicembre.
Più debole il made in Italy (-1.500), mentre anche la filiera dell’automotive mostra una lieve flessione. L’impatto occupazionale è stato in parte attenuato dal ricorso alla Cassa integrazione, che ha protetto soprattutto i rapporti a tempo indeterminato.

Terziario positivo, agricoltura in affanno
Nel terziario il saldo occupazionale è positivo (+11.700), ma inferiore a quello del 2024, con cali diffusi delle assunzioni in commercio, logistica e turismo. L’unico comparto in territorio negativo è quello dei servizi di pulizia (-300 posti). L’agricoltura chiude invece il 2025 con un saldo negativo (-660), dopo un aumento delle cessazioni superiore a quello delle nuove assunzioni.
Pavanetto: “Mercato ancora positivo, ma il 2026 apre a nuove sfide”
“Siamo di fronte a un bilancio ancora positivo, ma con un netto ridimensionamento della crescita occupazionale“, commenta il vicepresidente e assessore al Lavoro Lucas Pavanetto (foto in alto), che richiama l’attenzione sul contesto economico internazionale e sul tema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. “Il Veneto deve investire per trattenere i giovani e rafforzare le politiche attive del lavoro, rendendole sempre più mirate ai bisogni reali delle imprese e dei territori”.














