ROVIGO – Dopo i disordini avvenuti nei giorni scorsi al carcere minorile di via Verdi, con alcuni giovani detenuti che si sono rifiutati di rientrare in cella causando danni e momenti di tensione (LEGGI ARTICOLO), interviene l’avvocato e consigliere comunale Ezio Conchi, capogruppo della lista civica Cambia Rovigo.
Una presa di posizione netta, che non si limita all’episodio ma mette in discussione una scelta urbanistica e organizzativa ritenuta alla base delle criticità emerse.
“Criticità evidenti fin dall’inizio”
Conchi parte dai fatti: il nuovo istituto penale per minorenni, inaugurato da poco, avrebbe già manifestato problemi sotto il profilo della sicurezza. “Quanto accaduto fa emergere criticità che non possono essere ignorate – osserva – e che fanno riflettere soprattutto considerando che si tratta di una struttura appena realizzata”.
Secondo il consigliere, non si tratta di episodi isolati ma di segnali che meritano una valutazione più ampia.
La collocazione in via Verdi
Il nodo centrale, per Conchi, è la scelta di collocare il carcere minorile nell’area dell’ex casa circondariale di via Verdi, dismessa nel 2016. “È una decisione che fa a pugni con il buon senso”, afferma, sostenendo che quell’area avrebbe dovuto essere destinata ad altro.
In particolare, secondo il capogruppo di Cambia Rovigo, l’ex carcere rappresentava un’occasione strategica per risolvere una criticità storica della città: la frammentazione degli uffici giudiziari.
“Tribunale disperso e servizi inefficienti”
Conchi evidenzia come oggi il Tribunale di Rovigo sia distribuito in più sedi: una parte in via Verdi, altre in via Mazzini, sul Corso del Popolo e in ulteriori sedi distaccate, con conseguenti disagi per operatori e cittadini. “Questa situazione genera costi aggiuntivi e disservizi evidenti”, sottolinea.
Una condizione aggravata, secondo il consigliere, dalla riforma del 2013 che ha ampliato la competenza del Tribunale di Rovigo a 32 comuni della bassa padovana, tra cui Este e Montagnana. “La logica avrebbe voluto concentrare tutto in via Verdi, unendo lo storico tribunale con l’area dell’ex carcere”, aggiunge.
“Una scelta che apre scenari pericolosi”
Nel ragionamento di Conchi si inserisce anche un riferimento al dibattito nazionale sulla razionalizzazione degli uffici giudiziari. “La richiesta dell’Associazione Nazionale Magistrati di chiudere il Tribunale di Rovigo – pur non condivisibile – trova una sua logica anche alla luce di questa frammentazione”, osserva.
Un passaggio che evidenzia come le scelte locali possano avere ripercussioni più ampie sull’organizzazione del sistema giudiziario.
“Alternative possibili, ma non considerate”
Il consigliere indica anche una possibile alternativa: la collocazione del carcere minorile in un’altra area della città, come l’ex caserma Silvestri.
“Soluzioni c’erano – sostiene – ma evidentemente non sono state valutate”.
Sicurezza e contesto urbano
Infine, Conchi torna sul tema sicurezza, sottolineando come la collocazione dell’istituto in pieno centro storico rappresenti un elemento critico. “Non si può pensare che problemi strutturali possano essere risolti solo aumentando il personale”, conclude riferendosi al commento della sindaca Valeria Cittadin (LEGGI ARTICOLO).
Un intervento che riapre il dibattito sulla gestione degli spazi pubblici, sull’organizzazione dei servizi giudiziari e sulle scelte strategiche che incidono nel lungo periodo sull’assetto della città. Episodi come quello avvenuto nel carcere minorile non restano mai confinati alla cronaca, ma finiscono inevitabilmente per interrogare la politica sulle decisioni che li hanno resi possibili.

















