Rifondazione Comunista Polesine Sanità critica il piano di demolizione e recupero dell’area: “La volontà della famiglia donatrice va rispettata, no a operazioni speculative o privatistiche”

TRECENTA (Rovigo) – Si riaccende il dibattito sul futuro dell’area dell’ex ospedale Casa Rossi di Trecenta, storico complesso immobiliare donato oltre un secolo fa dalla famiglia Rossi con finalità di interesse collettivo e sociale.

A intervenire con fermezza è Guglielmo Brusco, responsabile sanità di Rifondazione Comunista Polesine, che chiede con forza il mantenimento della natura pubblica e sociale dell’area, contestando l’ipotesi di un recupero orientato principalmente alla valorizzazione edificatoria del lotto.

Secondo Brusco, per decenni il dibattito sul recupero dell’ex Casa Rossi si è sempre sviluppato nel solco del rispetto della volontà originaria della famiglia donatrice, con proposte che comprendevano:

  • una casa di riposo pubblica o RSA,
  • alloggi assistiti per anziani autosufficienti,
  • utilizzi scolastici a supporto dell’IPSA di Trecenta,
  • edilizia residenziale pubblica attraverso ATER.

Tutte ipotesi accomunate da un principio preciso: destinazione pubblica, sociale, sanitaria o educativa.

Ora però, denuncia Brusco, emergerebbe una documentazione regionale e ULSS 5 Polesana relativa a una “Proposta Piano di Recupero per la bonifica e la messa in sicurezza dell’area ex ospedale civile di Trecenta”, che prevede la demolizione totale degli edifici e il mantenimento della capacità edificatoria del lotto, per un investimento complessivo di oltre 1,7 milioni di euro.

Nel dettaglio, il piano comprenderebbe:

  • accantieramento,
  • demolizione,
  • bonifica,
  • opere stradali.

Ciò che preoccupa maggiormente Brusco è l’assenza, almeno nella documentazione esaminata, di un esplicito richiamo alla funzione sociale e pubblica futura dell’area.

“La domanda è: è possibile e legittimo tutto ciò? Può mettersi in atto un’operazione che parla solo del mantenimento della capacità edificatoria del lotto?”, si chiede. Per Rifondazione, la risposta è negativa.

Brusco richiama infatti il vincolo morale e sostanziale derivante dalla donazione originaria della famiglia Rossi, sottolineando che il patrimonio è sempre stato concepito come bene destinato alla collettività.

Tra le criticità evidenziate vi sono anche:

  • l’assenza di riferimenti a eventuali pareri della Soprintendenza,
  • il mancato coinvolgimento del Comune di Bagnolo di Po,
  • il rischio di trasformazione dell’area in un investimento di carattere edilizio privato o commerciale.

“Non possiamo permettere che l’Area Rossi diventi sede di operazioni speculative”.

Brusco rivolge quindi un appello a tutte le forze politiche locali affinché si attivino per salvaguardare l’uso pubblico e sociale del sito, chiedendo a ULSS 5 e Comune di Trecenta di orientare ogni scelta nel rispetto delle volontà originarie.

La vicenda dell’ex Casa Rossi torna così al centro del confronto territoriale, intrecciando sanità, urbanistica, memoria storica e gestione del patrimonio pubblico.

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