Sabato 4 luglio, serata speciale con lo spettacolo “Omaggio all’acqua”, nel ricordo di Thierry Parmentier. Sul palco ad accompagnare la proiezione di originali immagini del compianto artista

BADIA POLESINE (Rovigo) – Domenica sera, 5 luglio, è calato il sipario sul 43esimo Festival dei popoli, la storica rassegna sui diritti umani, per la prima volta orfano di Thierry Parmentier.

Un’edizione segnata dal successo ma sulla quale aleggiava il mesto, commosso ricordo dell’amico recentemente scomparso. Proprio Parmentier avrebbe dovuto, da cartellone, chiudere il Festival 2026 con la performance “Omaggio all’acqua”.

Per tutte le serate è stato possibile visitare, all’interno del Cdp, la mostra fotografica “Essere popolo senza confini”, con 20 scatti di sette fotografi di Gaza.


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Il festival, iniziato il 27 giugno con Josè Luis Tagliaferro, esperto di America Latina, è proseguito nella seconda serata con il recital musicale del trio “S-Confini”, che ha proposto una riflessione sull’uomo contemporaneo, prestando la voce straordinaria di Sara Tinti alle poesie di Heba Abu Nada, Marwan Makhoul, Italo Calvino, Roberto Bartoli, Juan Carlos Galeano, Vinicius de Moraes e alcuni sono poeti palestinesi come Dareen Tatour, Heba Abu Nada e Marwan Makhoul. 

È stata poi la volta di Joice Preira con “Essere cittadini del futuro: esplorare l’inedito possibile”. Conversazione con la quale ha proposto, immaginando un viaggio nel tempo, la costruzione del futuro partendo dalla domanda: “Da dove viene il futuro?”, consapevoli però che il futuro è plurale “…ve ne sono una infinità possibili, auspicabili”.

L’intervento di Raffaele Mantegazza, martedì 30 giugno, accompagnato dallo studente universitario Giorgio Sciffo, con gli intermezzi musicali di Caterina Bergo all’arpa celtica e di Laura Begossi al flauto traverso, ha posto l’accento sul tema-quesito: ‘Indietro o Popolo! Ha ancora senso parlare di popoli in un mondo senza umanità?’, sottolineando come il concetto di popolo non sia ben definito. Mantegazza ha affermato che la stessa Costituzione italiana non fornisce una definizione rigida di “popolo”, per una scelta precisa: il costituente ha preferito delinearlo come un insieme aperto di cittadini uniti da diritti inviolabili, doveri di solidarietà e partecipazione

Adel Jabbar, sociologo e saggista di origine iranianaè stato il relatore dell’incontro-conversazione nella quinta serata del Festival, parlando della Palestina, dal 1494 al centro di spartizioni politiche e commerciali da parte dai “potenti” del mondo. Per “liberarsi degli ebrei”, già nella Prima guerra mondiale, si è creato un problema che oggi appare irrisolvibile. Ecco il perché del titolo “Palestina: la Prima Guerra Mondiale continua ancora”.

Giuseppe Cavallini, il comboniano direttore di Nigrizia, è stato l’ospite-relatore della sesta serata del Festival. L’incontro conversazione ha avuto come titolo “Le Afriche: confini come ostacolo a un’identità continentale”. Cavallini ha sottolineato la presenza nel Corno d’Africa di ben quattro conflitti e colpi di stato, dettati dalle problematiche legate ai confini “artificiali” disegnati con “matita e righello” dal colonialismo. Una terra di conquista dove tutti pensano a fare soldi con la complicazione di un fiorente mercato delle armi. Nell’occasione è stato proiettato un filmato dell’Ispi atto a chiarire come è avvenuta la spartizione dell’Africa già a partire dall’800. 

Venerdì sul palco è salita “Meril Lu Jachet”, al secolo Maria Francesca Marchione, con le sue melodie acoustic soul di sua composizione, ma anche cover di brani famosi come “House of the rising sun” e “Que serà serà”. 

Sabato 4 luglio, serata speciale con lo spettacolo “Omaggio all’acqua”, nel ricordo di Thierry Parmentier. Sul palco ad accompagnare la proiezione di originali immagini del compianto artista, Nadia Poletti, voce recitante con l’ausilio di strumenti tribali, e l’attore Adriano Baccaglini.

Gianni Tognoni, ha infine proposto ad un pubblico particolarmente numeroso e attento, alcune riflessioni, ringraziando Thierry per quanto fatto nella sua vita. “Nei suoi spettacoli, assumeva tutti i ruoli e danzava per rendere visibili tutti gli esseri umani”. Poi il Segretario generale del tribunale permanete dei popoli, ha affrontato il tema del “rimpatrio”, ritenuto intollerabile, mentre lo sviluppo dell’Italia è sempre più al servizio dell’industria della guerra. “Ci dicono che bisogna aumentare le spese militari, ma per attaccare chi? Per difenderci da chi?”

Presente in prima fila anche il padre del festival don Pierantonio Castello, che nel lontano 1973 fondò il Centro documentazione polesano come “Esperienze e dialogo”.

Domenica 5 luglio è calato il sipario sulla 43esima edizione del Festival dei Popoli, con la tradizionale “Paciclica” (la pedalata polesana per la pace), l’intervento di Vania Trolese, attivista di Emergency, ed il concerto serale dei New Landscape.

Ugo Mariano Brasioli

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