TAGLIO DI PO (Rovigo) – L’acqua disponibile per l’irrigazione nel bacino del Po potrebbe bastare ancora per una decina di giorni. È il quadro emerso dalla riunione straordinaria dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, convocata a Taglio di Po (Rovigo) nella sede del Consorzio di bonifica Delta del Po.
L’Osservatorio ha confermato lo stato di severità idrica “Media in assenza di precipitazioni”, approvando una serie di indirizzi rivolti ai territori del bacino del Po per favorire un utilizzo equo della limitata risorsa idrica disponibile. Si tratta di indicazioni non vincolanti, circoscritte al solo bacino del fiume Po e finalizzate ad affrontare una situazione che continua a peggiorare.

Prima dell’inizio dei lavori, la presidente del Consorzio, Virginia Taschini, e il direttore generale Rodolfo Laurenti hanno accompagnato il team del settore Gestione Risorse Idriche dell’Autorità di Bacino in un sopralluogo nel territorio di Porto Tolle. Insieme al dirigente Francesco Tornatore sono stati visitati alcuni dei punti più critici, tra cui le prese irrigue dello Scolo Scoetta, dove sono in funzione pompe mobili per garantire l’acqua all’agricoltura, il Canale Ca’ Mello e la presa del potabilizzatore di Ponte Molo.

«La situazione nel Delta del Po è particolarmente complessa e delicata – ha dichiarato Francesco Tornatore – a causa del perdurare delle basse portate che favoriscono l’intrusione salina. Nel ramo di Pila-Venezia il cuneo salino ha raggiunto i 20 chilometri dalla foce, mentre nel ramo di Goro è arrivato fino a 25 chilometri. Da oltre un mese queste condizioni stanno creando crescenti difficoltà all’approvvigionamento irriguo e stanno mettendo sotto pressione anche il servizio idropotabile, con Acque Venete costretta a limitare i prelievi. Sono inoltre a rischio habitat e biodiversità dell’ecosistema deltizio».
La crisi non riguarda soltanto il Veneto. In Piemonte la Regione ha convocato per lunedì un tavolo d’emergenza dopo la richiesta di ulteriori rilasci dagli invasi di monte verso il Lago Maggiore, indispensabili per alimentare il Po. La situazione resta critica sia per l’acqua potabile sia per l’irrigazione, in particolare nelle risaie, dove – secondo ANBI – la disponibilità della risorsa si è ridotta di circa l’80%.
Anche la Lombardia registra un deficit medio del 40% delle risorse idriche, con particolare attenzione al Lago d’Idro, mentre in Liguria persistono criticità nelle falde aggravate dalle temperature eccezionalmente elevate. Difficoltà, seppure più contenute, vengono segnalate anche in Valle d’Aosta.
Resiste invece la Toscana, dove non sono state richieste deroghe e il deflusso ecologico dei corsi d’acqua è garantito. In Emilia-Romagna sono al vaglio di ARPAE diverse richieste di deroga per i corsi d’acqua minori dell’Appennino. Le dighe di Mignano e Molato, entrambe al 42% della capacità, continuano a sostenere l’irrigazione nel Piacentino, mentre gli invasi di Ridracoli (78%) e Conca (62%) assicurano l’approvvigionamento idropotabile della Romagna nel periodo di massimo consumo estivo.
I dati idrometrici confermano il progressivo calo della portata del Po. Al 7 luglio sono stati registrati 188 metri cubi al secondo a Piacenza, 232 a Cremona, 261 a Boretto, 271 a Borgoforte e 307 a Pontelagoscuro, valore che nelle ultime ore è ulteriormente sceso fino a circa 289 metri cubi al secondo.
Continua inoltre la diminuzione delle riserve nei Grandi Laghi regolatori. Nell’ultima settimana il Lago Maggiore ha perso il 17% della capacità, pari a 69 milioni di metri cubi d’acqua e a un abbassamento di 33 centimetri del livello. In calo anche il Lago di Como (-15%), il Lago d’Iseo (-18%), il Lago d’Idro (-8%) e il Lago di Garda (-5%). Inferiori alla media risultano anche i volumi invasati nelle dighe alpine.
Alla luce dei dati osservati e delle previsioni meteorologiche, l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po ha quindi confermato lo stato di severità idrica media in assenza di precipitazioni, ribadendo la necessità di un monitoraggio costante delle aree più esposte. L’Osservatorio tornerà a riunirsi il 21 luglio, quando sarà effettuata una nuova valutazione dell’evoluzione della crisi idrica.

















