ROVIGO – Nella Sala degli Arazzi, Giovanni Boniolo ha tenuto il suo ultimo discorso da presidente della storica Accademia poiché alla fine del 2023, terminerà il suo mandato.
Al termine della relazione Boniolo ha proceduto all’investitura delle nuove socie e dei nuovi soci accademici tra i quali Letizia Piva.
“Quando ero piccola, racconta Letizia Piva, andavo in Accademia dei concordi con mio padre, Franco Piva musicista che ha contribuito a fondare il Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo; un luogo che mi sembrava bellissimo e misterioso come altri posti di Rovigo: il Teatro Sociale, la casa di Gabbris Ferrari. Poi ho abitato lontana da Rovigo per molto tempo e, quando sono tornata, ho voluto riprendere i contatti con questi posti bellissimi, quindi il Teatro, Gabbris stesso con cui ho lavorato gli ultimi dieci anni della sua vita, e l’Accademia dei Concordi.
La collaborazione con l’Accademia è sempre stata per me fonte di grande stimolo, fondamentale per il mio lavoro e le mie ricerche.
Ringrazio il Presidente Giovanni Boniolo, i soci che mi hanno accolta. Per me – continua Piva – vuol dire essere in un ambiente che ama la cultura e che si spende per la cultura. É quello che desidero fare io, che ho fatto in passato e che continuerò a fare attraverso gli strumenti del teatro e ci sono già molto progetti avviati. Non vedo l’ora di iniziare a collaborare con tutti i soci e con questa struttura meravigliosa”.
Regista, drammaturga, attrice, vocalist, didatta di musica e teatro, strumentista d’arpa.
Letizia Piva Ha lavorato con importanti registi ed attori, quali: Gabbris Ferrari, con cui ha condiviso scelte artistiche per dieci anni, Arnoldo Foà, Antonio Taglioni, Thierry Parmentier, Michele Placido, Ilaria Occhini, Alessandro Haber.
Tra le collaborazioni: Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Federazione Cemat, Teatro Stabile del Veneto, Istituto Musicale Europeo, Centro Ricerche Musicali di Roma, Centro per il Teatro Musicale da Camera di Spoleto, Orchestra di Padova e del Veneto, Teatro Sociale di Rovigo.
Direttore artistico di Minimiteatri, ha scritto e diretto spettacoli per Teresa Mannino, Marina Massironi, Vanessa Gravina e Cristina Donadio.
Ideatrice di manifestazioni, tra cui Donne da Palcoscenico che ha ospitato, tra gli altri, Maddalena Crippa, Dacia Maraini, Syusy Blady, Ambra Angiolini, Francesca Reggiani.
Ha restituito al teatro il capolavoro cinquecentesco La Zingana di G. A. Giancarli, prima ripresa in epoca moderna.
La Biblioteca dell’Accademia dei Concordi è stata aperta al pubblico il 2 maggio 1840.
La sistemazione dei fondi e l’apertura delle sale furono possibili grazie alla collaborazione del Comune di Rovigo, interessato, durante la dominazione austriaca, all’istituzione di una biblioteca pubblica.
Come molte biblioteche di origine prevalentemente ottocentesca, la Biblioteca dell’Accademia è stata a lungo considerata a Rovigo e nel Polesine il naturale contenitore delle memorie di storia patria. I numerosi lasciti e donazioni hanno fatto della Concordiana un insieme assai ricco e complesso di fondi di natura libraria, archivistica, cartografica ed artistica, a cui si sono aggiunte le più svariate collezioni antiquarie e naturalistiche.
I Fondi più importanti che caratterizzano le Biblioteca sono il Silvestriano e il Concordiano.
Il Fondo Silvestriano era la biblioteca privata della famiglia Silvestri, donata all’Accademia nel 1858 dagli ultimi discendenti, i conti Pietro e Girolamo. Fra i manoscritti, meritano di essere ricordati il Codice 212, noto con il titolo di Bibbia istoriata padovana, databile all’ultimo decennio del XIV secolo e il Codice 220 della seconda metà del XV secolo, contenente il trattato del rabbino Giuseppe Albo intitolato Sefer ha-‘iqqarim (Libro dei principi), entrambi splendidamente miniati.
Nella biblioteca Concordiana, tuttora alimentata da acquisti e donazioni, si segnala la biblioteca privata dell’abate Giuseppe Gnochi ricca di 6.000 volumi, il cui ingresso è all’origine della comproprietà accademico-comunale (1836), e molte biblioteche private di soci accademici: la “libreria” del vescovo di Capodistria Baldassare Bonifacio, formata da circa 4.000 opere a stampa e 90 manoscritti per la maggior parte autografi, e la biblioteca del canonico Luigi Ramello, comprendente – oltre a carte e fascicoli sciolti di interesse locale – più di 1300 autografi e circa 2000 opere a stampa di “autori patrii” e “opuscoli patrii”.
Nel 1880 entrano nelle raccolte manoscritte anche 42 buste di “autografi” (per un totale di circa 21.000 pezzi) e 4.000 volumi donati dal socio accademico Giovanni Durazzo.
Il codice più conosciuto è il Concordiano 39 contenente un volgarizzamento delle Epistole a Lucilio di Seneca della metà del secolo XIV. Da segnalare la presenza di importanti raccolte di disegni, di stampe e di materiale cartografico.


















