Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale dell'Associazione Avviso Pubblico, ha aperto la 40esima edizione del Festival dei Popoli di Badia Polesine (Rovigo)

BADIA POLESINE (Rovigo) – La 40esima edizione del Festival dei Popoli ha esordito, sabato 8 luglio, con il gradito ritorno di Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale dell’Associazione Avviso Pubblico (alla quale aderiscono 560 Enti Locali, tra cui Badia ed 11 Regioni). Cresciuto all’ombra di don Pierantonio Castello e del Centro documentazione polesano, Romani è un giornalista impegnato contro le mafie. Ha scritto anche libri come Calcio criminale (2012). Nell’occasione, ha affrontato il tema: “Odio: il buio dell’anima”, dal titolo di una tesi di laurea di perfezione per giornalisti.

L’argomento, introdotto dal presidente del Cdp Remo Agnoletto, è stato affrontato nella prospettiva dei diritti fondamentali di ciascuno nella relazione, considerati nel panorama culturale dominato da crisi ambientale, diseguaglianza e connessione informatica. 

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Emozionato per il ritorno a quel Cdp “…che mi ha insegnato a sviluppare un pensiero critico …e soprattutto a guardare oltre”, Pierpaolo Romani ha esordito ponendo l’accento sull’importanza della memoria, in tutte le sue forme (con esplicito riferimento alla bella mostra fotografica allestita nei locali della Casa della legalità, per i 40 anni del Festival).  Quindi si è focalizzato sul rapporto “Amministratori sotto tiro”, prodotto da Avviso Pubblico, che dimostra come in un decennio la situazione criminogena non sia migliorata, se da 212 atti intimidatori ad amministratori e giornalisti del 2011, siamo arrivati a 326 nel 2022, con picchi di quasi 600. Una mappa che riguarda anche il nord. Sono minacce e intimidazioni spesso fatte appositamente di notte per aumentare la paura, ma ultimamente corre anche sui social (soprattutto facebook) usando lo screditamento della persona. “Il grave – sostiene Romani – è che il social network carpiscono i nostri dati per controllarci e manipolarci”. L’aumento delle disuguaglianze sociali, la diffusione di notizie false o pilotate, unite alla crescente sfiducia nella politica (oltre 16milioni di persone che non sono andate a votare nel 2022), favoriscono il distacco le Istituzioni, ritenute incapaci di dare delle risposte ai bisogni. Questo mix mina la fiducia sul futuro e alimenta la rabbia sociale che talvolta sfocia nell’odio, fino alla violenza fisica. In questo quadro allarma il fenomeno delle baby gang, termometro di un disagio sociale e psicologico da non sottovalutare. 

Poiché le parole, come diceva Camilleri, possono trasformarsi in pallottole, bisognerebbe utilizzarle con attenzione e responsabilità per calmare il vento dell’odio, perché l’odio può richiedere intere generazioni per essere sedato (come insegna la storia recente). 

Il Parlamento Italiano ha provato ad arginare il fenomeno con due Commissioni importanti, una dedicata a “Jo” Cox, giovane deputata laburista inglese anti Brexit accoltellata da un fanatico, l’altra presieduta da Liliana Segre per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio. Nonostante sia stata costituita all’unanimità, quest’ultima, non ha prodotto una definizione giuridica che consenta di varare un’apposita legge, rendendo difficilmente collocabile il reato d’odio, tant’è che esiste un sommerso di mancate denunce per paura di ritorsioni. 

Attenzione però, perché l’oblio, le diseguaglianze, la paura e la rabbia spingono all’egoismo, allo schieramento preconcetto o, peggio, all’indifferenza alimentando un clima che col restringimento della solidarietà agevola l’avanzare delle “democrature”più o meno autoritarie. 

Il ruolo della vera informazione in questo senso è fondamentale per contrastare la propaganda e per aiutare a capire, ma non bastano i codici di autoregolamentazione. Ci vorrebbe un’autorità sanzionatoria ma, fintantoché le notizie di odio aumentano i click e quindi il valore commerciale della pubblicità in transito, le multinazionali come Meta o Tweeter, che realizzano bilanci superiori a quelli degli Stati, dettano le regole.

La creazione di occasioni d’incontro e di confronto, come quelle portate avanti dal Cdp, può rappresentare l’antidoto al proliferare dell’odio.  Prenderne coscienza e non lasciare spazio al cinismo o alla rassegnazione significa pensare al futuro.

Ugo Mariano Brasioli

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