A Occhiobello gli anziani più ricchi, a Fratta Polesine i più poveri. L’analisi dello Spi Cgil sulle pensioni in provincia di Rovigo

Il gap pensionistico nel Rodigino: a Occhiobello gli anziani più ricchi, a Fratta Polesine i più poveri In provincia la pensione media è di 921,98 euro, la più bassa del Veneto. Le donne prendono la metà degli uomini

ROVIGO – L’analisi dello Spi Cgil sugli assegni previdenziali nel territorio polesano: in provincia di Rovigo la pensione media è di 921,98 euro, la più bassa del Veneto. Le donne prendono la metà degli uomini.
Nicoletta Biancardi (Spi Cgil): “A luglio arriva la 14esima per 14mila 300 over 64 e il bonus da 200 euro al 94,5 per cento dei pensionati. Una boccata d’ossigeno ma non sufficiente per affrontare l’inflazione galoppante”. Il dato ormai è noto: gli anziani rodigini sono i più poveri dell’intera regione, visto che nel territorio polesano le pensioni medie lorde superano di poco i 921 euro mensili (contro i 1.035 euro del Veneto). Meno note sono invece le grandi differenze fra i comuni della provincia, dove gli assegni previdenziali variano in modo consistente. I pensionati più ricchi vivono a Occhiobello dove la pensione media (settore privato) è di 1.054,25 euro mensili. I più poveri risiedono a Fratta Polesine, visto che qui l’assegno medio è di 789,38 euro, ben 265 euro in meno dei “colleghi” di Occhiobello.

Il dato, di per sé sintomatico, emerge da uno studio del sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto, che mette in luce le criticità di un territorio tutt’altro che omogeneo anche su questo fronte.
“Dove è predominante il lavoro agricolo le pensioni sono più basse” “Al di là del fatto che i pensionati rodigini abbiano le pensioni più basse del Veneto – commenta Nicoletta Biancardi, segretaria generale dello Spi Cgil di Rovigo – non possiamo trascurare le grandi differenze esistenti fra i vari comuni. Per lo più i divari dipendono dalle caratteristiche del tessuto economico che si va ad analizzare. Dove è predominante il lavoro agricolo le pensioni sono più basse, perché sono figlie di una contribuzione più frammentata e discontinua. Chi amministra il territorio deve tenere conto di questi dati perché è chiaro che le zone dove i pensionati sono più poveri necessitano anche di attenzioni maggiori per quanto riguarda i costi dei servizi, gli aiuti economici e le esenzioni fiscali”.


Divario di genere: le donne percepiscono un assegno dimezzato rispetto a quello degli uomini

Secondo lo studio del sindacato, che ha preso in esame gli ultimi dati dell’Inps (2022) relativi alle pensioni del settore privato che sono 83mila 383 (contro le 9mila 300 del settore pubblico) – nel Rodigino la pensione media è di 921,98 euro lordi mensili. Nel capoluogo la cifra sale 1.011,09 euro. Emblematico, da questo punto di vista, anche il divario di genere: l’assegno medio per gli uomini è di 1.232,25 euro lordi mensili quello delle donne di 690,28 euro, praticamente la metà. Non solo: 45mila 901 pensioni (il 55 per cento del totale) stanno sotto i 750 euro lordi mensili ma, guardando ancora una volta al genere, questa platea comprende per il 73 per cento donne (33mila 796) e per il 27 per cento uomini (12mila 105).


14esima e bonus 200 euro non bastano per tenere il passo con il caro vita.

“Grazie al nostro sportello sociale, individuiamo molte situazioni al limite che stiamo monitorando e seguendo con attenzione – continua Nicoletta Biancardi -. Luglio è un mese favorevole per le pensioni perché arriverà la 14esima mensilità a 14mila 300 ultra 64enni con assegni inferiori a 1.048,70 euro, due volte la “minima”, con cifre che variano dai 336 ai 655 euro, a seconda del reddito e degli anni di contribuzione. A loro spettano anche i 200 euro del bonus bolletta, destinati in totale a 67mila 405 pensionati rodigini, il 94,5 per cento del totale, quelli con pensioni sotto i 35 mila euro lordi annui. Tutto ciò rappresenta di certo una boccata d’ossigeno, insufficiente a contenere il caro vita, sempre più insostenibile.
Invochiamo provvedimenti strutturali altrimenti molti nostri anziani, anche in vista di un nuovo aumento delle bollette, non riusciranno ad arrivare neanche lontanamente a fine mese, vittime di una rivalutazione che per l’anno in corso è stata calcolata all’1,7 per cento, secondo il trend inflazionistico del 2021, ma a fronte di un caro vita che viaggia sopra il 6,5 per cento”.

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