Al Viola-Marchesini di Rovigo, un incontro per conoscere il dramma dell’Iran 

L’incontro, coordinato dalla dirigente scolastica Isabella Sgarbi, è un progetto della Regione Veneto, del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Dipartimento di Giurisprudenza 

ROVIGO – Ad illustrare l’attuale situazione del regime oscurantista di  Ali Khamenei  sono stati il  dott. Mohsen Hamzeian, rappresentante dell’Associazione per la Democrazia in Iran, il prof. Fulvio Ervas, scrittore ed esperto di Letteratura italo-persiana, l’architetta Nasrin Biyanyar, attivista politica.  

All’Iti Viola-Marchesini di Rovigo, Davanti ad un pubblico di studenti curioso e attento i relatori hanno  raccontato di come la situazione sia complessa, in continua evoluzione ed estremamente preoccupante sia sul fronte interno che estero.  Nella regione medio-orientale, l’Iran, infatti, continua ad essere un attore importante. Il paese è stato alleato fondamentale  della Siria nella guerra civile e ha anche stretti legami con gruppi sciiti come Hezbollah in Libano. A preoccupare è anche il suo programma nucleare.  Sul fronte interno la popolazione – 84 milioni di abitanti, la cui età media è 34 anni- nonostante l’alto livello di scolarizzazione, da decenni è afflitta da forti disuguaglianze sociali. Ma è soprattutto la politica oscurantista del governo teocratico e la conseguente  tensione tra le fasce conservatrici e riformiste  ad aver inasprito la conflittualità. Mohsen Hamzeian, rappresentante per la Democrazia in Iran, ha definito l’atteggiamento del governo iraniano come una dichiarata “guerra alla modernità”.

Era il settembre del 2022, quando la ventiduenne Masha Amini è stata arrestata perché non indossava correttamente il velo come la legge islamica prevede. Stava trascorrendo una vacanza con i genitori e il fratello a Teheran. Masha è stata condotta al comando di polizia per ricevere una “lezione di rieducazione”. Dalla caserma è uscita in ambulanza e dopo pochi giorni di coma è morta. 

Dopo il suo funerale sono iniziate le proteste, pacifiche e simboliche, delle donne iraniane che in piazza hanno iniziato a tagliarsi i capelli, bruciare l’hijab, pubblicare video sui profili social per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale. 

“Non è una protesta femminista – hanno detto i relatori agli studenti dell’Iti – ma una protesta di civiltà per il riconoscimento del diritto di libertà, libera espressione, uguaglianza… Per questo le proteste si sono estese a macchia d’olio coinvolgendo 156 città, decine di migliaia di persone: donne, ma anche uomini di ogni età.” 

“Nessuno di loro  – hanno detto – intende arrendersi, nonostante la forte azione repressiva del regime”. 

Ad oggi sono oltre 18.000 i manifestanti incarcerati, più di 500 i manifestanti uccisi 

Nasrin Biyanyar ha raccontato  che anche la sua famiglia è stata vittima di violenze e persecuzioni a causa del loro attivismo politico. Ma che non c’è intimidazione che possa frenare la fame di giustizia e di libertà.

Alla domanda dei ragazzi “che cosa possiamo fare noi?”, i relatori hanno risposto invitandoli a parlarne.

L’incontro, coordinato dalla dirigente scolastica del Viola-Marchesini, Isabella Sgarbi, è un progetto della Regione Veneto, del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Dipartimento di Giurisprudenza, in collaborazione con l’Arci di Rovigo.

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