Angela Osti parla del conflitto dimenticato nello Yemen

La guerra in Yemen la crisi umanitaria che ne è derivata hanno determinato in quel Paese una situazione drammatica, anche se trascurata prima e oscurata ora dagli eventi in Ucraina. Ne ha parlato giovedì 12 maggio,alla Casa della Legalità di Salvaterra (Rovigo), Angela Osti 

BADIA POLESINE (Rovigo) – La guerra in Yemen la crisi umanitaria che ne è derivata hanno determinato in quel Paese una situazione drammatica, anche se trascurata prima e oscurata ora dagli eventi in Ucraina. Ne ha parlato giovedì 12 maggio,alla Casa della Legalità di Salvaterra, Angela Osti cooperante in diverse organizzazioni umanitarie in varie parti del pianeta. 

Definita “l’angelo di Caritas Antoniana ad Haiti” per il suo impegno in quel Paese dal 2013 al 2015, ieri ha affrontato il tema: “Yemen, normalizzazione del conflitto”. Effettivamente quello yemenita è uno dei molti casi di “guerra dimenticata” o percepita “come lontana”, nonostante il coinvolgimento diretto o indiretto di alcune potenze regionali. Il fatto poi che quel conflitto non produca flussi di profughi come avviene altrove, alimenta la percezione di “…una quasi normalità”. Moderatore dell’incontro è stato Remo Agnoletto.

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Nello specifico quello yemenita è un conflitto quasi ignorato dai media occidentali, per ragioni geopolitiche e interessi economici con qualcuna delle parti in causa, che prosegue con fasi alterne da sette anni contrapponendo gli Houthi (ribelli filoiraniani) ai filogovernativi di Aden (sostenuti dall’Arabia Saudita). 

La guerra però non fa sconti e non guarda  in faccia le ragioni dell’uno o dell’altro. Restano le vittime e le conseguenze, soprattutto a carico della popolazione che, oltre ai danni “convenzionali” di qualsiasi guerra civile, si trova ad affrontare anche malnutrizione e condizioni sanitarie a dir poco precarie. Nello Yemen, fra l’altro, non esiste sanità pubblica ma solo qualche presidio di “Medici senza frontiere”. La Osti ha rappresentato proprio il dramma prodotto da uno dei conflitti più impari e distruttivi degli ultimi anni e di una delle peggiori crisi umanitarie dell’intero globo. Sono state stimate oltre 20.000 vittime civili a marzo 2021, più di 4milioni di persone (più della metà bambini) costretti a lasciare le loro case, senza contare che il sistema scolastico non funziona più. “Avremo – rileva la Cooperante – intere generazioni escluse dall’istruzione primaria o che saranno vittime dell’indottrinamento integralista che va aumentando”. 

Il quadro d’insieme vede una popolazione, stanca e stremata, quasi rassegnata, che dipende quasi integralmente dagli aiuti umanitari del “Programma alimentare mondiale”, in un Paese in cui anche la FAO fatica a programmare interventi strutturati, a causa del continuo riaccendersi del conflitto.

Insomma, dello Yemen che conquistò Pierpaolo Pasolini resta ben poco.

Ben venga dunque, a parere di Angela Osti, la mobilitazione e l’accoglienza per gli Ucraini ma senza dimenticare gli altri drammi prodotti dai vari conflitti sparsi nel mondo.

Al Centro di Documentazione Polesano in via dei Partigiani, nonostante il giorno infrasettimanale, c’è stata una buona partecipazione di pubblico, dal quale sono emerse considerazioni anche pungenti. Qualcuno ha osservato: “Purtroppo per loro, non hanno il nemico giusto”, a sottolineare la disparità mediatica che convoglierebbe l’attenzione solo dove vi siano interessi strategici per l’Occidente o tanto vicini da farci paura. 

Ugo Mariano Brasioli

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