Avezzù: garantista a prescindere per gli indagati dalla Corte dei Conti

L'ex sindaco di Rovigo che firmò il project financing per il Polo Natatorio ripercorre la storia tra Comune, Veneto Nuoto e l'ex piscina Baldetti

ROVIGO – La premessa fondamentale per Paolo Avezzù, ex sindaco di Rovigo e “padre” del project financing del Polo natatorio di Rovigo, è che personalmente e come politico di Forza Italia, vi è massima solidarietà nei confronti di amministratori e tecnici coinvolti nella “disavventura” delle indagini della Corte dei Conti di Venezia sul caso del Polo natatorio di Rovigo (LEGGI ARTICOLO) di cui non ha motivo di dubitare della buonafede ed onestà.

Avezzù ha sempre difeso la bontà del progetto, firmato nel 2006 negli ultimi giorni del suo mandato da sindaco, in quanto dal 2003 in avanti la vecchia piscina comunale Baldetti era costata, tra interventi di manutenzione ed utenze, mai meno di 800.000 euro all’anno al Comune di Rovigo.

L’ex sindaco rivendica la scelta di avviare il Polo Natatorio con il project financing di Veneto Nuoto in quanto di lì a poco Rovigo sarebbe rimasta senza una piscina pubblica, dal momento che sarebbe mancata l’agibilità alla Baldetti. “La prospettiva per la Baldetti era quella di un intervento di ammodernamento superiore ai 2 milioni di euro con una chiusura dell’impianto prevista di almeno 18 mesi – riferisce Avezzù – una scelta, politica, che assieme agli assessori Luigi Paulon ed Aniello Piscopo, non abbiamo avallato. Come amministrazione abbiamo perseguito l’obiettivo di avere il servizio piscina sempre aperto, nel migliore dei modi possibile.

L’opportunità di vedere realizzato un polo natatorio completamente nuovo, senza contrarre mutui per 10 milioni di euro, praticamente con zero esborso economico da parte del Comune e con un contributo di circa 250.000 euro, invece degli 800.000 euro di costi minimo degli anni precedenti, è stata una strada che donava alla città una struttura all’avanguardia che dopo 25 anni sarebbe tornata al Comune.

Purtroppo le cose non sono andate come previsto dalla convenzione in quanto all’art.19 della stessa si prevedeva che, una volta collaudato il Polo natatorio il Comune avrebbe dovuto trasferire l’area della ex Baldetti al concessionario Veneto Nuoto che era in accordo di venderla. Il valore di quell’area era stato stimato in 3,6 milioni di euro e l’art.19 del project prevedeva una penale dell’1 per 1.000 per ogni giorno di ritardo oltre i 30 giorni (oltre 3.600 euro al giorno)“.

Avezzù sottolinea che l’input per la costruzione è arrivato dalla sua amministrazione, ma la realizzazione ed il ritardo del trasferimento dell’area ex Baldetti è dell’amministrazione successiva, quella del sindaco Fauso Merchiori.

Al tempo dell’insediamento del sindaco Bruno Piva, succeduto a Merchiori – ricorda Avezzù – la questione del mancato trasferimento dell’ex Baldetti era già deflagrata con un ritardo superiore ai 2 anni, una richiesta di indennizzo da parte di Veneto Nuoto superiore ai 3 milioni di euro, diventati poi 1,4 milioni attraverso il lodo tra le parti (Il lodo Baldetti), e solo il 17 ottobre 2012 dal notaio Gabinio è avvenuto il trasferimento di proprietà, rispetto al collaudo del Polo del 20 aprile 2010“.

Sarebbe proprio questa vicenda legata all’ex piscina, secondo Avezzù, ad aver impedito alla concessionaria del project Veneto Nuoto di pagare le rate del mutuo per la realizzazione del Polo natatorio alla banca che ha finanziato l’opera, Unipol banca, ed il motivo per cui, all’amministrazione Bergamin è arrivata la richiesta di saldare il debito contratto da Veneto Nuoto, poi liquidato dall’amministrazione Gaffeo con 5,6 milioni di euro.

“L’accordo di transazione con la banca l’aveva comunque già ottenuto l’ex sindaco Massimo Bergamin, accompagnato dall’avvocatura civica diretta da Ferruccio Lembo, poi però, dopo 3 giorni, è stato sfiduciato, ma questa è un’altra storia”.

Dispiace che, dopo tutto l’impegno per mantenere la piscina sempre aperta, anche durante la costruzione del Polo natatorio, l’amministrazione Gaffeo abbia ritenuto opportuno chiuderlo (LEGGI ARTICOLO) senza pensare ad organizzare il cantiere lasciando la Tosi aperta durante i lavori al complesso principale” conclude Avezzù.

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