Lo studio della CGIA di Mestre: l’escalation dei prezzi dopo l’attacco all’Iran potrebbe far salire la spesa per elettricità e gas fino a 9,4 miliardi di euro. I settori più esposti sono metallurgia, commercio, alimentare e logistica
⭐ Aggiungi Rovigo.News alle tue fonti preferite su Google News e ricevi ogni giorno le notizie del Polesine.

VENEZIA – Il nuovo scenario geopolitico internazionale rischia di presentare un conto salato alle imprese del Veneto. Secondo una stima dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’aumento dei prezzi dell’energia legato alle tensioni in Medio Oriente potrebbe far crescere nel 2026 la spesa energetica delle aziende venete di oltre un miliardo di euro.

Se i rincari registrati negli ultimi giorni dovessero consolidarsi, le imprese della regione arriverebbero a pagare circa 9,4 miliardi di euro complessivi tra elettricità e gas, con un incremento del +13,5% rispetto al 2025.

L’effetto delle tensioni internazionali

Alla base delle previsioni c’è l’impennata dei prezzi energetici registrata dopo l’attacco militare all’Iran. Alla vigilia della crisi, il gas scambiava a circa 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro; pochi giorni dopo le quotazioni sono salite rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro prima di una lieve flessione.

Un aumento che riflette l’incertezza dei mercati energetici globali. Tuttavia, la CGIA invita a non fare paragoni diretti con la crisi energetica del 2022: all’epoca, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il prezzo medio del gas arrivò a 303 euro al megawattora, livelli molto più elevati rispetto a quelli attuali.

Veneto tra le regioni più colpite

Nel confronto nazionale, il Veneto si colloca tra le regioni più esposte all’aumento dei costi energetici. Secondo le stime, la crescita della spesa per le imprese potrebbe arrivare a +1,121 miliardi di euro, dietro solo a Lombardia (+2,3 miliardi) ed Emilia-Romagna (+1,2 miliardi).

Le difficoltà riguarderanno soprattutto i territori dove è più forte la presenza di attività produttive e commerciali.

I settori più esposti

Tra i comparti che potrebbero risentire maggiormente del caro bollette figurano:

  • metallurgia e acciaierie,
  • commercio e grande distribuzione,
  • servizi energivori come cinema, lavanderie e parrucchieri,
  • industria alimentare,
  • alberghi, bar e ristoranti,
  • trasporto e logistica,
  • chimica e lavorazioni industriali.

Sul fronte del gas, i settori più vulnerabili sarebbero quelli legati alla trasformazione alimentare, al tessile, alla lavorazione di legno e carta, alla plastica e alla meccanica industriale.

I distretti produttivi a rischio

Nel Veneto i rincari energetici potrebbero colpire in modo particolare alcuni distretti produttivi simbolo dell’economia regionale, tra cui il vetro di Murano, il comparto delle materie plastiche tra Treviso, Vicenza e Padova, la metallurgia dell’Alto Vicentino, la produzione alimentare veronese e il distretto legno-arredo trevigiano.

Le possibili contromisure

Per la CGIA, molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Un eventuale blocco dello stretto di Hormuz potrebbe provocare uno shock energetico globale, con effetti immediati su bollette, carburanti e costi dei trasporti marittimi.

Per evitare nuove fiammate inflazionistiche (LEGGI ARTICOLO), l’associazione chiede interventi sia europei sia nazionali: disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’energia elettrica, introdurre misure temporanee di sostegno a famiglie e imprese e, nel medio periodo, ridurre il peso degli oneri di sistema nelle bollette, che in Italia restano più elevati rispetto alla media europea.

Secondo gli artigiani mestrini, senza interventi strutturali il caro energia rischia di comprimere ulteriormente i margini delle aziende e rallentare una crescita economica già fragile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie