Confartigianato Polesine chiede di attivare il tavolo dell’economia per un nuovo “patto sul lavoro”

Il Direttore di Confartigianato Polesine - Rovigo, Andrea Trombin: “Allarghiamolo alla scuola, all’università e agli enti di formazione per trovare soluzioni percorribili”

ROVIGO – Il dibattito su giovani e lavoro ormai sembra essere diventato il leitmotiv sui problemi legati alla difficoltà di reperire personale. Il dito puntato sulle nuove generazioni non ci trova pienamente d’accordo e nemmeno il fatto che la formazione scolastica sia completamente inadeguata. Da sempre chi iniziava ad affrontare il mondo del lavoro, uscito da scuola o università, si trovava in difficoltà ad entrare nelle logiche o nei meccanismi di un ufficio, un bar o un laboratorio artigiano. Il lavoro si impara sul campo e la classe datoriale si è sempre dimostrata disponibile e solerte nel formare giovani lavoratori.

Confartigianato Polesine ritiene che sia l’intero sistema sbagliato. Dall’alternanza scuola-lavoro che, per ragioni di sicurezza, spesso non può offrire la giusta preparazione ai ragazzi, soprattutto in alcuni settori. Professionalizzare studenti è molto complesso, con procedure, sistemi, adeguamenti normativi in continua evoluzione e modificazioni. Per la scuola risulta difficile restare al passo. I giovani poi, in una società digitale dove si assiste ad un calo della capacità di concentrazione, ad un impigrimento mentale e fisico, al tutto e subito, indubbiamente non sono disposti al sacrificio e alla fatica. Talvolta mancano di sogni, rispetto ai nostri padri imprenditori creatisi dal basso e dalla gavetta, soprattutto nel mondo artigiano, fatto di ingegno e creatività.

Ma non si può fare di tutta un’erba un fascio, anche perché la difficoltà a trovare personale spesso si riversa anche su lavoratori o lavoratrici dai 35 ai 50 anni, spesso da ricollocare e professionalizzare o all’impossibilità di trovare nuovi dipendenti qualificati perché certe professioni sono diventate rare.

“Riteniamo che sarebbe necessario mettersi tutti attorno ad un tavolo – spiega il direttore di Confartigianato Polesine Andrea Trombin – con una partecipazione ampia che coinvolga le imprese, i sindacati, le forze politiche e istituzionali, il mondo della scuola e dell’università, gli enti di formazione, per un’analisi più dettagliata e mirata della situazione polesana finalizzata a creare possibili percorsi condivisi. Una sorta di patto per il lavoro, che tenga conto delle esigenze e richieste delle aziende e possa offrire scenari formativi diversi”. Poiché il Tavolo per lo sviluppo economico già esiste e dopo anni era stato riattivato in occasione della gestione dei fondi residui dei Patti Territoriali, Confartigianato Polesine chiede di convocarlo al più presto, allargandolo appunto a chi si occupa di formazione, per trovare soluzioni e una sorta di codice etico per chi assume che preveda un trattamento economico adeguato ed equo, visto che si è anche parlato di stipendi al ribasso. Inoltre Confartigianato Polesine propone, così come lanciato nella campagna nazionale della Confederazione, anche un Protocollo d’intesa contro l’abusivismo per contrastare il lavoro nero e non tutelato in termini di diritti e sicurezza.

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