Continua la riduzione delle imprese agricole venete attive

L’altra faccia della medaglia è l’aumento dei giovani in agricoltura: oggi, nella nostra Regione, sono 2.509 le imprese agricole professionali condotte da under 40

VENEZIA – “Il dato della riduzione delle imprese agricole venete attive, presentato stamane dall’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura a Fieragricola, è molto preoccupante”. 

L’allarme viene lanciato da Cia Veneto: “O le Istituzioni decidono di attivare a stretto giro politiche finalizzate a rimettere al centro il primario, o l’emorragia sarà addirittura destinata a peggiorare da qui ai prossimi mesi”. In Veneto, solo nel 2023 sono andate perse 150 imprese agricole professionali, con dipendenti contrattualizzati (e non a conduzione familiare). 

“Questi numeri impongono una seria riflessione – precisa il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, in occasione della presentazione delle prime valutazioni dell’annata agraria 2023 di Veneto Agricoltura – Non a caso, dopo la grande manifestazione che abbiamo organizzato a Roma lo scorso 26 ottobre è partita una mobilitazione generale: siamo tenuti a portare le nostre istanze nelle sedi più opportune”. L’altra faccia della medaglia è l’aumento dei giovani in agricoltura: oggi, nella nostra Regione, sono 2.509 le imprese agricole professionali condotte da under 40 (l’8% del totale), con un ritmo che mostra una crescita costante: +2% all’anno. 

“E questo grazie alle misure del Primo insediamento in agricoltura riconducibili al Piano di sviluppo rurale – spiega Passarini – Nello specifico, prevedono dei contributi ad hoc senza i quali un giovane non avrebbe né la forza, né la capacità di aprire un’attività agricola. Le idee, da sole, non bastano”. In Veneto funziona, dunque, il ricambio generazionale: “L’agroalimentare ha delle potenzialità enormi, pure in termini di innovazione tecnologica: le ragazze e i ragazzi si stanno dimostrando all’altezza, sono lungimiranti, hanno una visione”. Le aziende agricole che “resistono” lo fanno specializzandosi di continuo, come precisa lo stesso presidente: “Non è più sufficiente possedere degli appezzamenti agricoli a seminativo, come accadeva una volta, per dirsi agricoltore. Serve, invece, una formazione continua”. “Solo chi riesce a reinventarsi – conclude – è in grado di restare nel mercato”.

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