La Cgia denuncia l’impatto dei rincari su autotrasportatori, taxisti, Ncc e agenti di commercio. A Rovigo coinvolte 808 attività commerciali, 391 imprese di trasporto e 41 operatori taxi e noleggio
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ROVIGO – Il caro diesel mette in difficoltà anche centinaia di imprese polesane che lavorano ogni giorno sulla strada. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, in provincia di Rovigo sono 1.240 le attività appartenenti ai comparti maggiormente esposti: 808 agenti di commercio, 391 imprese di autotrasporto e servizi di trasloco e 41 operatori tra taxi e noleggio con conducente.

L’allarme riguarda soprattutto i piccoli autotrasportatori, spesso esclusi dalle misure di sostegno adottate a livello nazionale. Il credito d’imposta da 322 milioni di euro previsto per il settore interessa infatti soltanto i mezzi sopra le 7,5 tonnellate, almeno Euro 5 e impiegati nel trasporto merci per conto terzi. Secondo la Cgia, la misura coprirebbe appena il 22% circa dei mezzi pesanti circolanti in Veneto.

Dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico, il prezzo medio del diesel in Veneto è cresciuto di quasi il 12%, passando da 1,845 a 2,063 euro al litro. Per riempire il serbatoio di un autocarro sotto le 7,5 tonnellate servono oggi circa 1.031 euro, 109 in più rispetto alla fine di febbraio. Anche la benzina è aumentata, raggiungendo 1,987 euro al litro, con una crescita dell’8,9%.

A pagare il conto non sono soltanto i cosiddetti padroncini, ma anche taxisti, autonoleggiatori con conducente e agenti di commercio, categorie costrette a percorrere ogni anno migliaia di chilometri. Per molte di queste attività il carburante rappresenta una delle principali voci del bilancio aziendale e i maggiori costi difficilmente possono essere trasferiti sui clienti.

A livello regionale le imprese interessate sono 28.913: 20.792 agenti di commercio, 6.753 imprese di autotrasporto e 1.368 attività tra taxi e Ncc. Il Veneto è terzo in Italia, dopo Lombardia e Lazio, per numero complessivo di operatori nei tre comparti.

La Cgia giudica insufficienti le sole misure nazionali e chiede un intervento dell’Unione europea. Tra le soluzioni indicate figurano la possibilità per gli Stati membri di ridurre temporaneamente le accise, tagliare l’Iva sui carburanti e introdurre aiuti mirati per trasporti, agricoltura, pesca e altri settori particolarmente esposti.

«Serve una risposta coordinata e duratura», sostiene l’associazione mestrina. Senza nuovi interventi, il rischio è che i rincari continuino a erodere margini già limitati, mettendo in discussione la tenuta economica di molte piccole imprese, comprese quelle polesane.

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