Domenica c’è il derby, quello del 14 marzo 1965 è passato alla storia

Dopo quella partita arrivarono pesanti squalifiche per la Rugby Rovigo, l’arbitro interruppe il match è scappò nello spogliatoio, il Petrarca stava conducendo 14 a 6

ROVIGO – Domenica prossima si gioca il “derby d’Italia”, quello vero. Se si parla di Rovigo-Petrarca si pensa alla partita più giocata del rugby italiano (con quella di domenica siamo a quota 178 in campionato), alle protagoniste delle ultime tre finali, a due società che si affrontano dal 1948 e che con i loro 14 scudetti a testa in bacheca hanno fatto e continuano a fare la storia del nostro rugby. 

Questa sfida richiama alla mente, purtroppo, anche quell’amichevole del settembre scorso che portò alla demenziale squalifica di 62 giocatori per un piccolo parapiglia (LEGGI ARTICOLO chiamarla rissa è un insulto alle risse vere!) coprendo di ridicolo il rugby italiano. E’ vero che poi quasi tutte quelle sanzioni furono annullate LEGGI ARTICOLO, ma le conseguenze a livello d’immagine di quella sciagurata sentenza non sono state cancellate. Sarebbe stato interessante vedere come si sarebbe comportato il giudice sportivo che ha comminato quella sanzione spropositata se si fosse trovato sul tavolo il referto del signor Salvagno di Trieste, arbitro di un caldissimo derby giocato al Tre Pini di Padova il 14 marzo del 1965. Giusto per avere un’idea di come andarono le cose in quella partita basta citare il titolo dell’articolo apparso il giorno dopo sull’edizione padovana de Il Resto del Carlino a firma di Bruno Girotto, storica firma del giornalismo rugbystico padovano: Botte da orbi al Tre Pini – Sospesa Petrarca-Rovigo

Ma raccontiamo i fatti con ordine. I rossoblù erano i campioni d’Italia in carica e si presentavano a Padova con i favori del pronostico. Mancavano sei giornate al termine del campionato. Il Rovigo era secondo in classifica a soli due punti dalla capolista Partenope Napoli, mentre il Petrarca, (allenato da Pietro Stievano, ex gloria rossoblù degli anni ’50) stazionava nelle parti basse della graduatoria. La partita, però, prese subito una brutta piega per i rodigini con i bianconeri che si portarono avanti nel risultato. Ma a farla da padrone erano soprattutto la tensione e il nervosismo. Al 20’ l’arbitro Salvagno espulse Franco Olivieri del Rovigo e Lucchini del Petrarca per “reciproche scorrettezze”, come si usava scrivere allora nelle cronache. I due giocatori, che probabilmente non avevano ancora afferrato per intero lo spirito del fair play rugbystico, vennero nuovamente alle mani mentre si avviavano verso gli spogliatoi innescando una rissa generale, una delle tante di quella partita. 

A fatica tornò la calma in campo. Ma fu solo per poco perché una manciata di minuti più tardi il rodigino Guido Casellato, detto “Camicia”, rifilò un calcione tra collo e testa al malcapitato Chimenti, pilone bianconero. Altra espulsione e Rovigo in 13 uomini. Comunque si andò al riposo con il punteggio di 6 a 6. Chi si augurava che l’intervallo servisse a placare gli animi rimase deluso perché in apertura di ripresa l’estremo dei bersaglieri Benito Merlin, detto “Calimero”, scalciò nuovamente il povero Chimenti che rimase in campo fine al termine della gara solo per onor di firma, mentre il giocatore del Rovigo divenne il terzo espulso della sua squadra. 

I problemi per i campioni d’Italia non erano ancora finiti perché poco più tardi Silvano Biscuola, detto “Nano”, si infortunò seriamente tanto da dover abbandonare il campo. Intanto il Petrarca era andato in vantaggio e conduceva con un buon margine. Nonostante il Rovigo fosse rimasto in 11 giocatori cercò in tutti i modi di recuperare, ma era un’impresa troppo difficile. Poi, appena passata la mezzora del secondo tempo, mentre le due squadre si apprestavano a giocare una rimessa laterale proprio sotto la tribuna principale gremita di tifosi, scaturì un diverbio, l’ennesimo, tra l’arbitro e alcuni rossoblù, decisamente non soddisfatti del suo operato. Sicuramente espressero il loro dissenso con toni e modi non proprio come prevedono i dettami del galateo. Fatto sta che il direttore di gara, approfittando della vicina uscita verso gli spogliatoi, fischiò in fretta e furia la fine della partita e fuggì letteralmente nel suo stanzino. 

La decisione dell’arbitro Salvagno non fu molto gradita ai giocatori del Rovigo, in particolare da Giovanni Raisi, detto “Gioanon”, che inseguì l’arbitro negli spogliatoi per “invitarlo” (chi ha avuto modo di conoscere il suo vocione può immaginare quanto potesse essere rassicurante il suo invito!) a tornare in campo e terminare la partita. Per dovere di cronaca l’articolo di Bruno Girotto riporta testualmente: “Raisi si è scaraventato come una carro armato contro la porta dello spogliatoio per andare a riprendere il direttore di gara”. A spalleggiare Raisi, qualora ce ne fosse stato bisogno, c’era anche Enzo Bellinazzo che “caldeggiò” in maniera energica l’invito del compagno

Intanto sul terreno di gioco gli altri giocatori erano impegnati in vari tafferugli con i dirigenti delle due squadre impegnati, con scarso successo, a dividere i contendenti. Ovviamente l’arbitro Salvagno si guardò bene dal seguire il pressante “consiglio” dei due rossoblù e la partita finì lì, con il Petrarca che stava conducendo 14 a 6. Al termine della gara Salvagno dichiarò: “Sono state troppe le intemperanze dei giocatori del Rovigo. Cosa potevo fare ormai? Ci mancava poco che mi mettessero le mani addosso e ho preferito ritirarmi.” 

Nei giorni successivi, oltre alla conferma del risultato del campo al momento della sospensione, arrivarono anche le pesanti decisioni del giudice sportivo: squalifica di due anni e qualche mese per Bordon e Bellinazzo, squalifica di un anno e mezzo per Raisi, squalifica fino al termine del campionato per Olivieri e Romano Bettarello, squalifica di tre giornate per Ottorino Bettarello e squalifica di due giornate per Merlin. Un disastro. 

Delle rimanenti cinque partite il Rovigo, con mezza squadra non disponibile, ne perse ben quattro concludendo il campionato con un deludente quinto posto. Il ricorso presentato dalla società attenuò parte delle sanzioni, ma quel pomeriggio del 14 marzo 1965 al Tre Pini può essere considerata la data d’inizio della profonda crisi che visse la squadra rossoblù nella seconda metà degli anni ’60 con i bersaglieri a rischiare anche la retrocessione. Per vedere la rinascita bisognò aspettare la stagione 1969/70 con l’arrivo del primo sponsor, la Tosimobili, e del primo giocatore straniero, il rumeno Alex Penciu. Sicuramente in quel Petrarca-Rovigo di sessant’anni fa ci furono fatti e comportamenti decisamente condannabili, soprattutto se giudicati con gli occhi e la consapevolezza di oggi, ma la storia della rivalità sportiva più ricca di tradizione del rugby italiano si è costruita anche attraverso questi momenti che, piaccia o non piaccia, rappresentano un aspetto degli umori e delle tensioni che da sempre contraddistinguono questa sfida.

Roberto Roversi

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