È venuta a mancare la maestra Annalena Saguatti Rossi, che visse di sogni tenacemente realizzati

Badia Polesine piange una donna dall'altruismo straordinario che insegnò a leggere e a scrivere a centinaia di analfabeti andandoli a prendere direttamente a casa

BADIA POLESINE (Rovigo) – Di solito si usa dire che “…se ne vanno sempre i migliori”, ma questa volta l’affermazione appare veritiera. È, infatti, venuta a mancare una donna che tutti, ma proprio tutti quelli che l’han conosciuta, ricordano come una persona straordinariamente viva e di un’umanità fuori dal comune.

Annalena Saguatti Rossi aveva 96 anni e, come racconta la figlia Valeria Rossi, fino a quindici giorni fa è andata al mercato del mercoledì, ma questo dice solo della sua straordinaria vitalità. La vera Annalena è invece quella che restituiscono i ricordi di chi l’ha conosciuta: una donna umanamente vera e “contagiosa”, che con una tenacia invidiabile ha speso la sua vita per gli altri. “Viveva di sogni – ricorda la figlia – cocciutamente perseguiti anche oltre ogni ragionevole dubbio”. Questa qualità l’ha portata a una vita piena d’iniziative filantropiche, soprattutto dopo la prematura morte del marito, Ettore Rossi.

Sostenuta da una robusta fede cristiana, Annalena riversò l’amore sul prossimo (specialmente se bisognoso) con un altruismo da libro “Cuore”. Strepitosa fu l’iniziativa realizzata dalla “maestra”, attorno agli anni 1965-70, quando nella torre di Masetti faceva volontariamente scuola serale, riuscendo a portare alla licenza elementare una moltitudine di analfabeti; “forse più di 100”. In seguito, si dedicò alle ragazze delle frazioni di Badia, portandone molte alla licenza di terza media. Insegnò per oltre quindici anni in località Bova, quando ancora c’erano le pluriclassi. “Tutte le mattine – prosegue Valeria – facendo il giro delle famiglie caricava (non si sa come) sulla mitica cinquecento, frotte di bimbi che “…l’amavano alla follia”, portandoli a scuola. Anche nei momenti più difficili dell’esistenza, “…quando talvolta non si arrivava a fine mese”, fece ricorso alla fede nella divina provvidenza di manzoniana memoria, “…che puntualmente la soccorreva”. “Vedrai che si risolve” era il suo motto.

“Schietta e sanguigna, – aggiunge Valeria – aveva un rapporto tutto particolare con l’Altissimo, al quale si rivolgeva pregando ma brontolando per le ingiustizie”. Tempo fa raccomandò alla figlia di posizionare una scopa nella sua cassa “…perché devo andare a spazzare in Paradiso”. Fra le sue benemerenze civili c’è da registrare anche l’aver accolto con l’istituto dell’affido di due orfani (Paolo e Chiara), crescendoli come propri figli.

Memorabili sono le sue due lettere al Papa Paolo VI per ottenere un aiuto per il restauro della chiesa di Sariano, in pessime condizioni. La sua perseveranza fu premiata dall’arrivo alla Bova di una limousine nera con targa SCV, dalla quale scese il Segretario particolare di Paolo VI con una lettera firmata dal Papa e fra i doni la pianeta utilizzata dal Pontefice. Seguì di li a poco il restauro della chiesa di Sariano.

Il parallelismo con il compianto Renato Galleno è d’obbligo perché, come rileva la figlia Valeria “Non so cosa significhi essere santi, ma persone come loro fanno la differenza nella società civile”.

Per le sue qualità, fu insignita della benemerenza comunale del lavoro e del premio “Donna dell’anno” istituito dalla Provincia.

La piangono la figlia Valeria, i nipoti Caterina con Marco ed Eleonora, Alessandro con Stefania e Camilla, Paolo e Chiara, gli amici e tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerla.

Le esequie si svolgeranno domani venerdì 25 novembre, alle 15, nella arcipretale di Badia.

Ugo Mariano Brasioli

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