Famiglie on Life: connesse alla vita anche usando lo smartphone

Il dottor Mario Iasevoli, psicologo, psicoterapeuta ha parlato di tecnologia e connessione, di emozioni ai tanti genitori e educatori 

ROVIGO – “Empatia, Accompagnamento, Alternanza, Autoregolazione” sono  le parole chiave  lasciate in eredità ai tanti genitori e educatori presenti a “Famiglie on Life”, tre appuntamenti voluti e organizzati dalle associazioni Famiglie Nuove, Famiglie aperte all’Accoglienza e dal Consultorio diocesano per la famiglia. L’obiettivo era offrire a genitori, insegnanti ed educatori occasioni di riflessione per affrontare con maggiore consapevolezza e fiducia le tante sfide  del contemporaneo.

“La complessità del mondo in cui viviamo – ha detto Monica Tognin dell’associazione Famiglie Nuove – ci pone di fronte a sfide sempre più impegnative per le quali non sempre ci sentiamo all’altezza, e rispetto alle quali talvolta è forte  il senso di solitudine. Famiglie on Life – ha aggiunto – è nato come occasione di confronto tra chi ha a cuore la felicità dei ragazzi e la loro crescita”.

A guidare gli incontri con competenza e passione è stato il dottor Mario Iasevoli, psicologo, psicoterapeuta, docente di Psicologia dell’età infantile e dell’adolescenza presso l’Istituto Universitario di Sofia, coordinatore di progetti internazionali sull’educazione e soprattutto, come ama dire di sé, marito e papà di due bambini.  Il dottor Iasevoli ha parlato di tecnologia e connessione, di emozioni. Ha illustrato i rischi di un’esposizione eccessiva e non consapevole all’uso della tecnologia, sia in età infantile, sia in adolescenza. E si è soffermato in modo particolare sull’importanza dell’educazione affettiva. “E’ in famiglia fin dai primissimi anni id vita che si fa esperienza della capacità di mettersi nei panni dell’altro. La chiamiamo empatia. E’ lo strumento che permette ai nostri ragazzi di comprendere le ragioni dell’altro, di non chiudersi in freddi schemi e giudizi, di ascoltare in modo autentico e profondo  l’altro e prima di tutto di ascoltare e riconoscere i propri bisogni”.

E’ l’empatia lo strumento necessario per  entrare in relazione con i nostri ragazzi, permettendo loro di sentirsi liberi e pienamente accolti. “E’ solo entrando in relazione autentica con i nativi digitali  – ha detto Iasevoli  – che riusciamo a comprendere e ad accogliere le grandi trasformazioni del tempo presente, che hanno a che fare con una tecnologia sempre più pervasiva , con una modalità di apprendimento che da lineare e di tipo storiografico si è fatto circolare e multitasking e  con la trasformazione stessa dei legami, che da privati ed intimi sono diventati mostrati e perciò reali“.

“Di fronte a tali sfide – ha aggiunto – non si tratta di opporre resistenza, ma di guidare e sostenere i ragazzi offrendo loro delle possibilità alternative di relazioni, di esperienze oltre il videogioco, ma soprattutto rimanendo nei loro confronti in un atteggiamento di comprensione e di fermezza quando si tratta di stabilire delle regole.

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