ADRIA (Rovigo) – La farmacia di Baricetta non è destinata a chiudere. A rassicurare residenti e clienti è il titolare Sergio Carinci, intervenuto dopo il dibattito sulla revisione della pianta organica delle farmacie approvata dal Comune di Adria e le preoccupazioni espresse durante un recente incontro pubblico.
«Sono 75 anni che la mia famiglia è titolare della farmacia di Baricetta», ricorda Carinci. L’attività venne fondata nel febbraio 1951 dalla madre, Clara Barisani Carinci, che continuò a lavorare dietro il banco fino all’età di 90 anni. Dal primo ottobre 1996 la titolarità è passata al figlio.
La farmacia rappresenta un punto di riferimento non soltanto per Baricetta, ma anche per le comunità di Ca’ Emo, Fasana e Valliera. Proprio per questo, le voci su una possibile chiusura o su un trasferimento hanno generato preoccupazione tra gli abitanti.
Carinci precisa però che, allo stato attuale, non esistono le condizioni per interrompere il servizio. «Permettendo la salute e le forze, non sussistono le condizioni per privare Baricetta del servizio farmaceutico per il quale la mia famiglia ha investito tutta una vita», afferma.
Il titolare prende atto della decisione del Comune di rivedere la distribuzione territoriale delle sedi farmaceutiche, sottolineando la necessità di considerare sia i cambiamenti demografici sia la tutela delle attività già presenti.
Secondo Carinci, la programmazione deve preservare i servizi nelle frazioni, ma anche evitare di limitare le possibilità di sviluppo e di crescita delle imprese.
Il futuro e il passaggio di consegne
A 80 anni, il farmacista non esclude che in futuro possa rendersi necessario affidare l’attività a professionisti più giovani. «Non posso non prevedere l’evenienza di passare il testimone a chi abbia più energie delle mie», spiega. Un’eventuale successione, tuttavia, dovrebbe garantire la permanenza di un servizio farmaceutico a Baricetta.
Qualora il futuro titolare decidesse di trasferire la sede principale in un’altra località compresa nella zona assegnata, Carinci intende chiedere il mantenimento di una sede secondaria nella frazione.
A suo giudizio, il Comune potrebbe inserire questa condizione nell’ambito delle proprie prerogative, tutelando così le necessità dei residenti e accompagnando senza traumi il passaggio generazionale. «Esistono molti esempi simili in Italia», osserva Carinci. «Una seconda sede garantirebbe proprio quell’interesse pubblico che molti temono possa essere messo in pericolo».
Il messaggio rivolto alla comunità è quindi chiaro: la farmacia continuerà a operare e ogni futura soluzione dovrà salvaguardare il presidio di prossimità costruito in tre quarti di secolo di attività.












