Giacomo Matteotti ricordato dalla Cisl nella “sua” Fratta Polesine

L’incontro è stato organizzato dalla Cisl Padova Rovigo nel centenario dell’uccisione del leader socialista polesano, nel suo paese natale, per mettere a fuoco alcuni aspetti delle sue idee riformiste  

FRATTA POLESINE (Rovigo) – Il pensiero di Giacomo Matteotti, la sua figura e il suo impegno, sempre dalla parte degli ultimi, sono stati al centro del convegno “Il riformismo sociale della Cisl”, svoltosi martedì 16aprile a villa Molin Avezzù di Fratta Polesine. L’incontro è stato organizzato dalla Cisl Padova Rovigo nel centenario dell’uccisione del leader socialista polesano, nel suo paese natale, per mettere a fuoco alcuni aspetti delle sue idee riformiste che la Cisl ha fatto proprie.

“La Cisl Padova Rovigo – ha detto il segretario generale Samuel Scavazzin – non poteva esimersi, in occasione del centenario dalla morte, dal ricordare una figura come quella di Giacomo Matteotti, che ha lasciato una importante eredità al nostro sindacato. Questo evento rappresenta anche l’occasione per la Cisl di ripensare alla propria storia e ai fondamenti della propria visione sindacale, basata su una sintesi tra la dottrina sociale della Chiesa e il riformismo sociale. Ritrovare le nostre origini e motivazioni ideali conferma la vocazione della Cisl come sindacato che unisce e non che divide, e per guardare al futuro con la fiducia e con la consapevolezza di poter rimanere fedeli ai nostri valori anche in contesti sociali~ed~economici profondamente diversi, come quelli attuali”.

L’incontro è stato aperto dai saluti di Riccardo Mortandello, dell’associazione socialista liberale e di Maria Lodovica Mutterle, direttrice della casa museo Giacomo Matteotti. Sono quindi intervenuti Samuel Scavazzin e Aldo Carera, presidente della Fondazione Giulio Pastore. È seguita una tavola rotonda con i senatori Riccardo Nencini, presidente del gabinetto Vieusseux, e Paolo Giaretta, già sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico e con il segretario generale Cisl Veneto Gianfranco Refosco. Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Cuccello, segretario nazionale Cisl.

Nella sua relazione introduttiva, il professor Aldo Carera ha approfondito il tema dalla cultura riformista all’interno della Cisl, partendo dai mesi successivi all’uccisione di Giacomo Matteotti e dall’influenza che ebbero su un giovanissimo Giulio Pastore (fondatore e primo segretario Cisl). “La fonte del riformismo – ha detto – è la natura dell’uomo, portata a risolvere i problemi, concretamente. Ci sono elementi che caratterizzano la Cisl come associazione contrattualista. La soluzione dei rapporti richiede sempre mediazione”.

Nell’ambito della tavola rotonda, il sen. Riccardo Nencini ha sottolineato, riprendendo il titolo del libro che ha dedicato alla figura di Matteotti, alla solitudine dell’uomo politico polesano nel contesto sociale dell’epoca e ha messo l’accento sul ruolo delle donne, al quale dedicherà il suo prossimo libro, prime tra tutte la moglie Velia, che assecondò, lei cattolica e lui ateo, la rigidità del marito, al quale scrive: “Ora non ti è concessa nessuna viltà”. “Gli anniversari – ha aggiunto – servono a mettere in luce i lati oscuri. Matteotti è sempre stato un elemento scomodo. Si dichiarò antifascista e antibolscevico. E anche per questo non sta nel Pantheon di nessuno schieramento”.

Il sen. Paolo Giaretta ha messo l’accento sulla figura politica di Matteotti, tracciando un parallelo tra il socialismo riformista di Matteotti e l’umanesimo cristiano di don Lugi Sturzo, che portarono anche a un tentativo di collaborazione per salvare la democrazia. Un altro paragone è quello con Aleksej Navalny, che come lui sfidò un regime autoritario consapevole dei rischi a cui andava incontro e la cui morte suscitò sgomento tra la popolazione. “In Russia molti giovani hanno sentito il bisogno di manifestare e anche qui a Fratta, quando il corpo di Matteotti fu restituito alla famiglia, migliaia di contadini vollero ricordarlo, rischiando le rappresaglie del regime. Non so se, come dice Brecht, non ci sia bisogno di eroi, ma penso che ci sia bisogno di maestri che sappiano trasmettere passioni. La Cisl ha dato molti maestri che hanno saputo non soggiacere ai luoghi comuni e che hanno fatto di questo sindacato un presidio di libertà”.

Il segretario Cisl Veneto Gianfranco Refosco si è interrogato su cosa significhi oggi il riformismo. “Oggi è importante valorizzare e attualizzare il pensiero di Matteotti. Il riformismo non è moderatismo, né un atteggiamento remissivo, è un pensiero forte e noi vogliamo essere un sindacato riformista. Matteotti, ad esempio, pur essendo un attivista sindacale, si era schierato contro un uso puramente ideologico dello sciopero e invitava ad approfittare delle situazioni di conflitto per educare e formare le persone alla solidarietà. La scelta della Cisl di portare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, da attuare attraverso la contrattazione aziendale, è una scelta riformista, che mira alla trasformazione graduale delle imprese e del ruolo dei lavoratori e delle lavoratrici. La scelta di Matteotti è stata quella di impegnarsi nel territorio. Veniva accusato perché era di una classe sociale abbiente e si occupava dei più poveri, ma la sua scelta è stata quella di lavorare sul territorio, sull’educazione, sulla crescita delle competenze. L’attenzione alla prossimità è lo stimolo che, come sindacato, dobbiamo mettere in atto. Abbiamo un patrimonio che ormai i partiti e gran parte dell’associazionismo non hanno più: il contatto diretto, quotidiano, con~le~persone”.

Il segretario nazionale Cisl Andrea Cuccello, nelle sue conclusioni, ha invitato a riflettere sul contesto sociale nel quale si sviluppò l’attività politica di Matteotti. “Matteotti non fu mai popolare. Tra i compagni destava sospetto per la sua ricchezza, i proprietari terrieri temevano un soggetto che erudisse i braccianti. Aveva tanti nemici e una grande passione per lo studio. A 15 anni parlava di un futuro di giustizia e di pace. Oggi Matteotti si ricorda solo per la sua morte, ma non si conosce il suo pensiero. La storia della Cisl, dalla sua fondazione nel 1950, è forgiata dal riformismo, dall’idea di stare in mezzo alle persone, costruendo contrattazione sociale, nuove proposte legate alle esigenze del territorio. Quel riformismo che nel corso degli anni ha consentito alla Cisl di ottenere risultati importanti per tutto il Paese. Penso ad Ezio Tarantelli, anche lui riformista e martire come Matteotti. In questi giorni è nata una discussione sulle condizioni del lavoro e sugli infortuni che ogni anno accadono. Anche su questo, invece di andare alla contrapposizione, siamo riusciti ad ottenere dei risultati. La Cisl intende realizzare un modello sindacale che va verso una logica partecipativa e immagina la capacità di innovare veramente e migliorare, ispirandosi anche ad esempi come Giacomo Matteotti”.

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