ROVIGO – La provincia di Rovigo resta tra i territori italiani con la spesa più alta nel gioco d’azzardo. Secondo i dati ripresi dal “Libro Nero dell’azzardo” e già documentato precedentemente da noi, il Polesine si colloca al terzo posto in Italia per raccolta pro capite, con oltre 2.000 euro l’anno per ogni residente, alle spalle soltanto di Prato e Teramo.
Il quadro cambia forma quando si guarda al canale digitale. Sul gioco online Rovigo resta sotto la media nazionale: meno di mille euro pro capite, circa la metà del valore medio del Paese. È il segno di una provincia che gioca molto, ma ancora soprattutto nelle sale e davanti agli apparecchi fisici, mentre il web pesa meno che altrove.
La tendenza generale, però, spinge in un’unica direzione. Nel 2025 la raccolta complessiva in Italia ha toccato il record di 165 miliardi di euro, e per la prima volta il solo gioco online ha superato la soglia dei 100 miliardi, in crescita del 9,5% sull’anno precedente e del 221% rispetto al 2018. Un aumento che prima o poi raggiunge anche i territori dove oggi l’online è più contenuto, come il Polesine.
Numeri così alti spostano l’attenzione su un aspetto pratico, che riguarda chiunque apra un conto di gioco: capire se la piattaforma su cui si punta è autorizzata oppure no. Non è una distinzione formale. Secondo una rilevazione ripresa da Il Sole 24 Ore, circa un terzo di chi gioca online in Italia lo fa su siti privi di concessione, e più della metà degli utenti non è consapevole dei rischi che corre affidando denaro e documenti a operatori non controllati.
Il confine tra regolare e irregolare passa da un solo requisito: la licenza rilasciata dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Soltanto gli operatori che l’hanno ottenuta possono raccogliere gioco in Italia, sono tenuti a usare un dominio con estensione .it e devono esporre il numero di concessione. La stessa Agenzia mantiene un elenco pubblico dei concessionari autorizzati e un registro dei siti oscurati, che oggi conta oltre 11.000 domini bloccati in coordinamento con la Guardia di finanza.
Il rischio più concreto va oltre la singola giocata: riguarda i soldi e i documenti affidati a un sito che sembra regolare e non lo è. Come avverte Christian Casale, autore di Truffa.net: «Non fidatevi mai del solo logo ADM, i truffatori lo copiano. La vera prova è il numero di concessione». Proprio per questo esistono elenchi che tengono aggiornata la lista dei casinò online AAMS, oggi ADM, abbinando a ciascun operatore il numero di concessione verificabile, un riferimento utile per chi cerca casinò affidabili. Il cambio di sigla risale al 2012: l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, la vecchia AAMS, è stata assorbita dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, l’attuale ADM, e le due diciture indicano quindi la stessa licenza rilasciata dallo stesso ente.
La verifica richiede pochi passaggi. Basta annotare il numero di concessione mostrato dal sito, aprire il portale dell’Agenzia e controllare che quel numero corrisponda davvero all’operatore indicato. Se il riscontro manca, oppure se la piattaforma accetta soltanto criptovalute e bonifici verso conti esteri, sono segnali che bastano a tenersene alla larga.
Restano i numeri di partenza. In una provincia che figura stabilmente tra le prime in Italia per spesa nel gioco, e dove il canale online è destinato a crescere come nel resto del Paese, saper distinguere un operatore autorizzato da uno abusivo è diventato, prima ancora che una questione di fortuna, una forma di tutela per chi gioca.
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Quali i dati sul gioco d’azzardo a Rovigo












