Giornata della memoria a Fiesso Umbertiano

Giovedì 25 gennaio alle ore 16, presso la sala civica Falcone e Borsellino, le testimonianze del salvataggio degli ebrei internati a Canaro (Rovigo)

FIESSO UMBERTIANO (Rovigo)Giovedì 25 gennaio alle ore 16 presso la sala civica Falcone e Borsellino a Fiesso Umbertiano si commemora la giornata della memoria; “Sommersi e salvati nel Polesine: i casi della famiglia Schloss a Fiesso Umbertiano e dei Feigl a Canaro”.

La relazione sarà curata da Chiara Fabian con l’apporto di Cosetta Ferrante e Sergio Maestri, testimoni del salvataggio degli ebrei internati a Canaro.

La famiglia Schloss è stata ospitata da Mario e Aldo Bombonati, tra le due famiglie nascerà una solida ed importante amicizia.

La storia tragica degli Schloss viene ricostruita minuziosamente attraverso le numerose missive che la famiglia Bombonati ha conservato e dall’archivio storico del Comune.

Accanto alle atrocità del fascismo e del nazismo perpetrate contro gli ebrei ma anche verso tutti coloro che politicamente osteggiavano il regime (es. risiera di san Saba a Trieste, dov’erano rinchiusi soprattutto prigionieri politici) ci sono stati tanti atti di grande audacia, messi in campo da uomini e donne italiani, che hanno costituito un’opposizione coraggiosa contro la persecuzione antiebraica, durante la seconda guerra mondiale e che ha portato a salvare tante vite umane.

Si parla nel Polesine di molti ebrei stranieri che vennero mandati dal regime forzatamente a risiedere nel rodigino disseminati in circa 20 comuni, diversi di questi ebrei purtroppo poi finirono al Auschwitz.

Una larga parte degli ebrei pervenuti nel nostro paese proveniva dalla Jugoslavia anti ebraica e dalla Germania giunti in Italia le autorità li trasferirono in campi di internamento disseminati un po’ in tutta la penisola e in diversi comuni con lo status di “liberi internati di guerra”, forma assimilabile al domicilio coatto, quindi divennero dei veri sorvegliati speciali e obbligati a vivere segregati.

Nel 1942 avevamo in Italia 5600 ebrei nei campi di internamento, e 3500 ebrei internati nei comuni.

La loro esistenza in quegli anni è stata ricostruita minuziosamente attraverso ricerche effettuate presso l’Archivio Centrale dello Stato, il centro di documentazione ebraica di Milano e gli archivi storici comunali, molti dei quali ricchissimi di testimonianze e documentazioni nel periodo storico che va dal 1940 al 1945.  

Questi preziosi documenti hanno portato alla luce, identificandoli, gli ebrei che erano stati accolti nel territorio italiano ma anche i tanti che si sono salvati quando l’Italia era entrata nel cono d’ombra della shoah dopo l’8 settembre del 1943, da questa data in poi la persecuzione antiebraica prese la forma del vero e proprio sterminio. 

Nel Polesine nel 1940, 20 Comuni davano supporto ed ospitalità a circa 130 ebrei in regime di “internamento libero”.

Questi comuni, per statuto, dovevano possedere una caserma dei carabinieri o di polizia, gli ebrei erano controllati dal Podestà e dovevano quotidianamente firmare un foglio di presenza, non potevano muoversi fuori dai confini del territorio comunale, non potevano avere contatti con la popolazione se non con la famiglia ospitante, non potevano lavorare, se dovevano muoversi, ad esempio  per ragioni di salute, dovevano richiedere un permesso speciale e, se concesso, dovevano poi essere scortati negli spostamenti.

“Anche la mia famiglia, durante la seconda guerra mondiale, – sottolinea Luigia Modonesi,

Sindaco di Fiesso Umbertiano –  ha ospitato due famiglie di ebrei: I Moskovic e i Kopp, diversissimo sarà il loro destino …i Moskovic vennero presi dalle autorità fasciste dopo l’8 settembre e uccisi ad Auschwitz mentre i Kopp riuscirono a fuggire negli Stati Uniti, dove iniziarono una nuova vita.

Tante sono state le storie di autentica generosità dei polesani in quegli anni che permisero la salvezza di tanti ebrei, consentendo loro di fuggire prima che la burocrazia si mettesse in moto avviandoli alla deportazione certa.

Sono storie dolorose ma condite da vero ed autentico altruismo fatte di uomini, donne e giovani che lottarono per la libertà, l’uguaglianza e la democrazia.

Ed è anche la storia della mia famiglia che, con la continua testimonianza, mi ha insegnato che l’odio si può vincere”.

One Comment
  1. Peccato che troppi hanno dimenticato o vogliono ignorare il passato.Grazie per la testimonianza

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