Giorni della Memoria e del Ricordo, le iniziative della scuola secondaria “D. Alighieri”

Le due giornate sono state introdotte dagli interventi della Sindaca di San Martino, Elisa Sette, e del parroco, don Giuliano Zattarin

SAN MARTINO DI VENEZZE (Rovigo) – Quando si avvicinano le date dei giorni della Memoria e del Ricordo negli ultimi anni si contano appuntamenti sempre più numerosi in televisione o fra le proposte istituzionali, di Comuni e di biblioteche, soprattutto per quanto riguarda il primo di questi eventi, che è una ricorrenza internazionale. C’è il rischio di trasformare queste commemorazioni in una sorta di rito catartico, che poco lascia dopo la sua celebrazione. Perché accadde? Chi furono i responsabili? Si poteva evitare? La storiografia recente, assai vasta in materia, ha dato risposte che molti conoscono e che le giovani generazioni vanno a loro volta conoscendo. Gli interrogativi dovrebbero ora diventare altri: perché ricordare? E, soprattutto, come ricordare? 

Una risposta hanno provato a darla alunni e docenti della secondaria di primo grado “D. Alighieri” di San Martino di Venezze nei due giorni dell’iniziativa “Il fiume della memoria”, svoltasi presso il Forum del paese l’1 e il 2 febbraio. Ha riguardato entrambe le ricorrenze, Memoria e Ricordo, che hanno diversi aspetti in comune: sono separate da soli quindici giorni nel calendario; sono state istituite da due leggi italiane a pochi anni di distanza (rispettivamente la n. 211/2000 e la n. 92/2004); preservano dall’oblio tragedie che hanno colpito dei popoli, quello ebreo e quello italiano. Soprattutto, però, hanno in comune la stessa funzione: ricordare che certi diritti, che la nostra democrazia oggi ci garantisce, non ci sono sempre stati e che bisogna difenderli, anche in nome di chi, come gli ebrei e gli italiani dell’Istria e della Dalmazia, fecero le spese della loro assenza. Se questo, dunque, è il motivo più profondo per cui la scuola dedica spazio ed energie in occasione dei giorni della Memoria e del Ricordo, il come li investe viene di conseguenza: cercando di coinvolgere mente e cuore dei propri allievi, perché la celebrazione produca riflessioni ed emozioni sui diritti richiamati. 

Per questo la Dante Alighieri ha fatto loro interpretare mercoledì 1 febbraio vari canti, tra cui alcuni della tradizione ebraica (Tumba Tumba, Shalom Chaverim, Gam Gam), e recite o letture drammatizzate, ispirate alla storia di Anna Frank, di Liliana Segre e di Graziano Udovisi, un caso di sopravvivenza alle foibe. Gli alunni hanno proposto anche un’intervista immaginaria a un giusto tra le nazioni, Carlo Angela, e ai suoi famosi discendenti, Piero e Alberto Angela. Indimenticabile, poi, è stata la giornata dell’incontro con il dott. Giorgio Cicogna, figlio di Lala Lubelska, ebrea polacca sopravvissuta all’esperienza del ghetto di Lodz e di ben tre campi, Mauthausen, Flossenburg e Auschwitz. In uno di questi conobbe il futuro marito, l’italiano Giancarlo Cicogna, e con lui si stabilì a Badia Polesine. Gli alunni, compresi quelli di quarta elementare, gli hanno posto moltissime domande, con richieste di informazioni che hanno contribuito a far conoscere una pagina fondamentale della storia del ‘900 in modo nuovo e avvincente, dalla voce del dott. Cicogna a tratti rotta dall’emozione. 

Le due giornate sono state introdotte dagli interventi della Sindaca di San Martino, Elisa Sette, e del parroco, don Giuliano Zattarin ed erano aperte al pubblico, non solo scolastico. Un’occasione collettiva per riflettere non solo sul passato ma anche sul presente, perché la guerra che travolge le esistenze di tante persone oggi c’è ancora in Europa. Un modo per esprimere la stessa speranza che Anna Frank lasciava sulle pagine del suo diario pochi giorni prima di essere arrestata con familiari e amici: “Se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà a posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità”.

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