Il problema non è solo tecnico-scientifico, ma politico

“Il rischio che cambia” è il titolo del convegno organizzato dal Consorzio di Bonifica Adige Po e l’Ordine Professionale degli Ingegneri della Provincia di Rovigo

ROVIGO – Grande soddisfazione per il successo del seminario “Il rischio che cambia” da parte degli organizzatori, il Consorzio di Bonifica Adige Po e l’Ordine Professionale degli Ingegneri della Provincia di Rovigo.

La mattinata di formazione si è svolta ieri, venerdì 24 maggio, nella storica sede del Consorzio di via Verdi, Palazzo Campo, davanti a oltre sessanta professionisti accreditati.

Dopo i saluti del Presidente di Adige Po Roberto Branco e della Presidente dell’Ordine Elena Zambello, il direttore generale del Consorzio Marco Volpin ha introdotto e moderato gli interventi di cinque relatori di eccellenza.

Annamaria Mazzoni di Cmcc Foundation, Euro Mediterranean Center on Climate Change, si concentra sulle sfide climatiche in Italia, focalizzando sul distretto del Po, riportando dati significativi: “Nel 2023 ci sono stati 378 eventi meteorologici estremi, + 22% rispetto al 2022. Non possiamo più parlare di emergenze ma di tendenze”. Mazzoni concentra poi la sua riflessione su alcuni dati storici, indicando l’inizio della percezione di un cambiamento reale già 15 anni fa: “Se guardiamo i dati volgendo lo sguardo al futuro vediamo un aumento delle temperature che influenzerà gravemente le variabili idrogeologiche. Piogge intense, periodi di siccità più frequenti e lunghi, innalzamento del livello del mare, questa tendenza è assodata: non dobbiamo chiederci se siamo o non siamo d’accordo, dobbiamo agire, gli indici parlano chiaro”.

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Mazzoni poi chiama in causa le istituzioni e il mondo politico: “Il problema non è solo tecnico-scientifico ma politico, i cambiamenti climatici non si adattano alle decisioni politiche, la visione deve essere di lungo respiro e oltrepassare le legislature”.

Il secondo intervento è del Professor Marco Marani del Centro Studi sugli impatti dei cambiamenti climatici dell’Università di Padova e si focalizza sulla progettazione idrologica-idraulica in un clima che cambia: “Presso l’Università di Padova abbiamo la più lunga osservazione sulle piogge al mondo, copre un periodo dal 1725 al 2023. Le piogge future saranno come quelle passate? No, e i cambiamenti iniziano a essere evidenti dal 1950” – Marani continua citando l’andamento delle piogge dal 1919 al 2019: “Abbiamo accumulato un +20% dal 1919 al 2019, quindi in 100 anni.

Come facciamo a prevedere il futuro? Lo facciamo usando dei modelli numerici, ne esistono almeno una quarantina sviluppati da Paesi diversi. La sfida è formidabile perché devono descrivere processi su diverse scale. Oggi lo scenario più accreditato prevede un aumento di temperature fino a 4 gradi nel prossimo secolo”.

Gli interventi successivi espongono la parte più progettuale e concreta della sfida ai cambiamenti climatici, con la presentazione di casi studio, come quelli sul territorio di Arquà Polesine da parte di Daniele Cecchettin, che ha concentrato il suo intervento sulle difficoltà concrete che si trovano durante la realizzazione di nuove opere in un ambito antropizzato, e gli esempi portati dal vicedirettore del Consorzio Adige Po,  Giovanni Veronese: i bacini “Inferiore” e Superiore” del territorio polesano tra Po e Canalbianco si possono interconnettere idraulicamente in modo che i grandi impianti idrovori di Bresparola e Cavanella Po possano funzionare una in soccorso dell’altra; i bacini dell’area ‘Polesana’ denominati Bellombra, Chiappara, Mazzorno e Bottrighe-Vallon-Dossolo, complessivamente 7000 ettari interessati, possono essere connessi in modo da agevolare il deflusso; terzo esempio analogo riguarda il “Retratto di Santa Giustina e Bresega di 20.000 ettari.

Infine Laura Montanari del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara introduce il DSS, Decision Support System, uno strumento che ha come obiettivo la registrazione dei valori di campo, di regolazione delle strutture, di funzionamenti degli impianti in tempo reale e di previsioni meteo, per poter fare una previsione di portate e livelli nelle reti e negli impianti idrovori di bonifica.

Inoltre, è utile nella gestione in emergenza e nella predisposizione di piani di emergenza.

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