Il Tempio crematorio lombardo pronto ad un confronto con la popolazione

Dopo la costituzione di un comitato del No, e le parole del consigliere comunale di Badia Polesine (Rovigo) Luca Giusberti, interviene l’azienda

BADIA POLESINE (Rovigo) – In risposta al consigliere comunale Luca Giusberti e posto all’attenzione del sindaco Giovanni Rossi, l’amministratore del “Tempio crematorio lombardo srl”, Daniele Schena, interviene sulle dichiarazioni pubbliche fatte dal consigliere sia in consiglio comunale che nella riunione del 14 maggio scorso a Crocetta. LEGGI ARTICOLO

In veste di proponenti presso il Comune di Badia Polesine della progettazione, costruzione e gestione di un Forno Crematorio presso il Cimitero della frazione di Crocetta, il Tempio vuole puntualizzare e chiarire alcune argomentazioni che sono emerse sia dall’interpellanza fatta dal consigliere Giusberti Luca e ancor più affermate in occasione della seduta pubblica tenutasi dal costituendo comitato “No forno crematorio”. 

Nella suddetta assemblea – si legge nel documento – il Forno Crematorio è stato parificato ad un inceneritore: la normativa vigente in effetti li equipara, ma per il semplice fatto che in Italia al momento non esiste una classificazione per questi, pertanto il Legislatore si è tutelato applicando ai Crematori le normative più stringenti relative agli inceneritori, senza tenere in conto che le quantità e la qualità di ciò che si brucia non è la stessa”. 

Segue un esempio concreto: un inceneritore di piccole dimensioni è autorizzato dagli Enti competenti alla portata massima di emissione in atmosfera di circa 80.000 mc/h, un Crematorio come quello ipotizzato a Crocetta (nel caso ipotetico di due linee di combustione) viene invece autorizzato per una emissione massima pari a 1.600 mc/h. Un dato che il legale rappresentante di una delle società dell’ATI, Daniele Schena, definisce assolutamente fuorviante quando a Crocetta è stato affermato che: “ogni 100 cremazioni un impianto produrrebbe circa 1 Kg di mercurio”. “Ci piacerebbe sapere – chiede l’amministratore – da quale fonte scientifica sia stato desunto questo indicatore, poiché da comprovate analisi risulta che ogni 100 cremazioni vengono in realtà emessi 1,27 grammi di mercurio”. 

Un moderno Forno Crematorio, a quanto sostiene il comunicato del Tempio, rispetta con ampia marginalità la normativa sulle emissioni in atmosfera, che in Veneto tra l’altro è la più restrittiva oggi esistente in Italia. L’impianto di post-combustione, i reagenti che vengono utilizzati per l’abbattimento delle sostanze emesse ed il sistema di filtri a maniche garantiscono un’elevata efficienza. 

Non dimentichiamo poi – prosegue il documento – che la legge prevede obbligatori controlli periodici, effettuati da società esterne certificate e che i dati emersi vengono puntualmente visionati da Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente)”. 

L’amministratore del Tempio, comunque, conclude rendendosi disponibile a qualsiasi confronto con la popolazione per garantire la divulgazione di dati puntuali e oggettivi che vengono rilevati trimestralmente presso la loro struttura di Albosaggia (SO): “…dati non influenzabili da preconcetti o addirittura interpretazioni in male fede.” 

Ugo Mariano Brasioli

One Comment
  1. ai novelli ambientalisti che tengono tanto alla terra, se proproi vogliono fare una cosa buona e utile,la zappino

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