La Rete dei comitati polesani interviene sul progetto Fir tra Sant’Apollinare e Borsea. Destro: «L’area è già interessata da numerosi impianti»
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ROVIGO – Il progetto per la realizzazione di un impianto destinato alla produzione di lana minerale tra Sant’Apollinare e Borsea (LEGGI ARTICOLO) incontra l’opposizione di un gruppo di cittadini, sostenuto dalle associazioni ambientaliste del territorio.

A intervenire è Vanni Destro, portavoce della Rete dei comitati polesani a difesa della salute e dell’ambiente, che rende nota la presentazione, avvenuta lo scorso 15 luglio, delle osservazioni formali al progetto proposto da Fir, insieme a quelle già depositate da Forum dei Cittadini ed associazione Civica per Rovigo (LEGGI ARTICOLO).

Secondo Destro, i rilievi sollevati riguardano diversi aspetti dell’insediamento, a partire dall’impiego nel processo produttivo di sostanze come formaldeide e fenolo. «Il nocciolo delle osservazioni risiede nell’utilizzo di sostanze cancerogene che molti produttori del Nord Europa avrebbero ormai eliminato per rispettare gli standard di certificazione ambientale degli ambienti interni», afferma il portavoce dei comitati.

Tra le altre criticità indicate figurano la particolare situazione idrogeologica dell’area, alcune carenze che i cittadini ritengono presenti sotto il profilo della sicurezza e l’effetto cumulativo con le attività produttive già insediate nella zona.

Il progetto, infatti, dovrebbe sorgere in una parte del territorio comunale compresa tra le frazioni di Borsea e Sant’Apollinare, già interessata dalla presenza di altri impianti industriali. Per i comitati, prima di autorizzare una nuova attività sarebbe quindi necessario valutare non soltanto il singolo stabilimento, ma anche l’impatto complessivo sulla qualità dell’aria, sulla salute dei residenti e sull’ambiente circostante.

Destro richiama inoltre quanto avvenuto a Roncà, in provincia di Verona, Comune nel quale Fir ha la propria sede.

Secondo la ricostruzione fornita dalla Rete dei comitati, l’ipotesi di realizzare lì il nuovo impianto avrebbe incontrato la contrarietà dell’amministrazione locale e dei cittadini, con il sostegno di alcuni consiglieri regionali. Questa opposizione avrebbe quindi contribuito a orientare l’azienda verso un’altra localizzazione. «Quell’altrove, purtroppo, è Rovigo», commenta Destro.

Il portavoce osserva anche come la posizione assunta a Roncà dimostrerebbe che i temi della salute e della tutela ambientale non dovrebbero essere ricondotti agli schieramenti politici. «A Roncà amministra un centrodestra a trazione leghista», sottolinea. «È la dimostrazione che difendere la salute e l’ambiente deve essere una preoccupazione trasversale e comune a tutti i cittadini».

Con la presentazione delle osservazioni, la Rete dei comitati polesani chiede quindi che il procedimento autorizzativo approfondisca le conseguenze ambientali e sanitarie dell’impianto, tenendo conto delle caratteristiche del territorio e delle attività industriali già presenti tra Borsea e Sant’Apollinare.

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