In Polesine a novembre rallenta l’inflazione. Ma agli agricoltori resta in tasca sempre meno

Agli imprenditori agricoli polesani rimane, se va bene, un valore compreso tra il 10% e il 15% del prezzo finale del prodotto 

ROVIGO – Diminuisce l’inflazione, ma agli agricoltori viene riconosciuto sempre meno. A novembre 2023 (ultimi dati Istat) l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un calo dello 0,4% su base mensile (con un incremento dello 0,8% su base annua). “Una buona notizia per i consumatori – commenta Cia Rovigo – Tuttavia, per gli imprenditori agricoli polesani lo scenario si profila comunque preoccupante”. A loro rimane, se va bene, un valore compreso tra il 10% e il 15% del prezzo finale del prodotto che si trova sugli scaffali dei supermercati. “Vi sono dei rincari lungo la filiera che spesso è difficile intercettare”, osserva il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini. 

I casi più eclatanti, quelli del cavolo cappuccio e delle verze (entrambi pagati 0,30 euro al kg al produttore, attualmente venduti sugli scaffali a 1,99 euro al kg, per un aumento del 563%). “Una volta per tutte – aggiunge – bisogna sfatare ciò che nell’immaginario collettivo è dato per scontato. E cioè che prezzi finali più alti comportano, a cascata, maggiori introiti per gli imprenditori agricoli. I numeri dimostrano il contrario”. Detto altrimenti, gli agricoltori fanno fatica a vedersi riconosciuto un equo reddito. In tutto questo “va ribadito con forza che sono incrementate, e di molto, le spese fisse”. Il risultato è un calo del 60% del reddito netto delle imprese agricole polesane da almeno due anni a questa parte: ormai le aziende fanno fatica a coprire i costi di produzione, in continua ascesa (+16mila euro, in media, tra il 2022 e il 2023 per attività). “Noi non siamo il problema, ma la soluzione – chiarisce il presidente – A dispetto di tutte le fake news, gli agricoltori non inquinano, rispettano da anni gli impegni ambientali anche mettendo a rischio i loro profitti; producono energie alternative e non sprecano acqua, ma la usano per produrre cibo di qualità”. 

Senza agricoltura il Made in Italy non può esistere e la sicurezza alimentare non ha garanzie. E ancora: non c’è presidio del territorio e custodia del paesaggio, anche contro il dissesto idrogeologico; le aree interne si spopolano ed economia e società non sopravvivono. “Abbiamo – conclude Faccini – buoni motivi per reclamare più attenzione per le nostre aziende agricole. Deve rimetterle al centro l’Italia così come l’Europa, che dovrebbe stare dalla nostra parte, invece di continuare a imporre norme e regolamenti dall’alto”.

Tabella riepilogativa

Prodotto Prezzo agricolo Prezzo finale Rincari nella filiera

Finocchi 0,70 2,99 +327%

Carote 0,70 1,99 +184%

Patate 1 3,60 +260%

Porri 0,70 2,99 +327%

Insalata gentile 1 2,99 +199%

Radicchio variegato 1,20 3,99 +232%

Zucche 0,60 1,99 +231%

Cavolo cappuccio 0,30 1,99 +563%

Verze 0.30 1,99 +563%

Cavolfiore verde 1,50 3,49 +132%

Mele 0,50 2,99 +498%

Patata dolce 1,60 2,49 +55%

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