La manifattura torna a crescere con maggiore intensità rispetto all'inizio dell'anno, trainata da export e scorte. Restano però forti le preoccupazioni per i rincari dell'energia, le tensioni internazionali e il clima di incertezza che pesa sulle imprese.
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PADOVA, TREVISO, VENEZIA e ROVIGO – L’attività manifatturiera del Veneto Est accelera nel secondo trimestre del 2026, pur in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e da un nuovo aumento dei costi energetici. È quanto emerge dall’indagine “La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale”, realizzata da Confindustria Veneto Est in collaborazione con Fondazione Nord Est, sulla base di un campione di 763 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.

Tra aprile e giugno la produzione industriale registra un incremento del 3,2% su base annua, dopo il più contenuto +0,8% del primo trimestre. La crescita è risultata più marcata nelle imprese medio-grandi (+3,5%) e nelle altre attività manifatturiere (+4,0%), sostenuta soprattutto dall’accumulo precauzionale delle scorte e da un export più dinamico delle attese, in aumento del 5%. Nel primo semestre dell’anno la variazione tendenziale della produzione si attesta così al +2%.

Positivi anche i dati sul fatturato: quello nazionale cresce del 4,8%, mentre quello estero segna un +5%, grazie sia ai mercati dell’Unione Europea (+5,1%) sia a quelli extra Ue (+5%). Più contenuto invece l’aumento degli ordini (+0,7%), mentre l’occupazione rimane sostanzialmente stabile (+0,1%).

A preoccupare le imprese è soprattutto il forte aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. La quota di aziende che segnala ulteriori rincari sale al 65%, contro il 32,1% dello stesso periodo del 2025, con punte del 68,9% tra le piccole imprese. Cresce anche il numero di aziende che registra un aumento del costo del denaro, indicato dal 21% degli intervistati, mentre il 13,1% segnala tensioni sulla liquidità aziendale.

L’incertezza internazionale continua inoltre a influenzare il clima di fiducia. Per il periodo luglio-dicembre il 67,6% delle imprese prevede una sostanziale stabilità della produzione, il 18,2% si attende una crescita e il 14,2% una flessione. Sul fronte occupazionale, il 38,7% delle aziende prevede nuove assunzioni, percentuale che sale al 45,9% tra le imprese con 25-99 addetti.

Nonostante il quadro prudente, gli investimenti tengono. Quasi sei aziende su dieci (59,6%) prevedono una spesa stabile per gli investimenti fissi lordi, mentre il 16,5% punta ad aumentarli, anche grazie al rinnovo degli incentivi all’acquisto di beni strumentali.

Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est, sottolinea la capacità di reazione del sistema produttivo: «In uno scenario di incertezza globale senza precedenti, le imprese del nostro territorio mostrano una capacità di tenuta tutt’altro che scontata e livelli elevati di produzione, sostenuti dalla domanda interna e da una componente estera più vivace delle attese. Pesano tuttavia i forti rincari dei prezzi energetici, mediamente superiori del 61% rispetto ai principali competitor europei, e quelli delle materie prime, che hanno inevitabilmente eroso i margini e assorbito liquidità. Il tempo della cautela è finito: occorre agire con urgenza e in modo strutturale su energia, produttività e burocrazia per tornare a crescere del 2% l’anno».

Secondo Carron, le priorità sono l’accelerazione del mercato unico europeo dell’energia, un tetto ai prezzi, la riforma del sistema ETS, incentivi stabili e pluriennali per sostenere gli investimenti e una forte semplificazione amministrativa. Tra gli esempi positivi cita anche la ZLS Venezia-Rovigo e la ZES, strumenti che, a suo avviso, dimostrano come procedure più snelle possano rafforzare la competitività e attrarre nuovi investimenti.

Infine, la presidente lancia un appello al mondo politico: «Non è il tempo di una campagna elettorale permanente, ma di costruire insieme misure concrete a sostegno di cittadini, lavoro e imprese. Confindustria Veneto Est è pronta a fare la propria parte attraverso il confronto con parlamentari e parti sociali, per contribuire a definire le priorità economiche in una fase cruciale per il sistema produttivo».


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