La rilettura del Craxismo

Incontro organizzato dal Comune di Polesella (Rovigo) sui protagonisti della prima repubblica per affrontare con serietà e rigore alcune pagine e le vicende politiche italiane 

POLESELLA (Rovigo) – Se lo scopo del primo incontro organizzato dal Comune di Polesella sui protagonisti della prima repubblica era quello di affrontare con serietà e rigore alcune pagine e le vicende politiche italiane, senza condizionamenti o intenti agiografici, la serata “Rileggere in craxismo”, tenutasi giovedì 16 marzo in Sala Agostiniani di fronte a una buona cornice di pubblico, ha sicuramente centrato il suo obiettivo. 

La riscoperta della storia di Bettino Craxi, leader socialista che fu presidente del consiglio tra il 1983 e il 1987, di fatto finita lontano dai riflettori a causa delle inchieste di Mani pulite, è stata affrontata con serietà dai relatori della serata. Dopo l’introduzione del sindaco Leonardo Raito, che ha raccontato le vicende principali della stagione craxiana, dall’elezione alla segreteria del Psi al Midal, nel 1976, fino alla presidenza del consiglio passando per le parole chiave di alternativa, alternanza e governabilità, è stato Mauro Del Bue, già deputato, sottosegretario e direttore dell’Avanti! 

A ripercorrere i tratti salienti dell’esperienza del leader milanese. Del Bue ha ricordato come Craxi fosse stato eletto alla segreteria del Psi dopo la batosta elettorale del 1976 sulla scia di un necessario rinnovamento che pochi, però, avrebbero creduto condotto con tanta perspicacia e tanto successo. Craxi, che non era un dirigente di prima linea del Psi, venne portato alla leadership da un accordo tra Manca e Signorile finalizzato a far emergere una nuova classe dirigente autonomista che rompesse gli schemi preconcetti di una subalternità al Pci che aveva portato il partito ai minimi storici. 

Interessanti le riflessioni di Del Bue in risposta alle domande del pubblico: sui rapporti tra Berlinguer e Craxi: “furono rapporti tra alti e bassi. La frattura si aggravò dopo la nomina di Craxi come presidente del consiglio perché da quel momento non diventava più un competitore a sinistra ma il referente principale della maggioranza che il Pci avversava”. Su Craxi e l’unità delle sinistre dopo la caduta del Muro: “era l’unica strada possibile, ma Craxi non capì fino in fondo gli effetti di quel passaggio internazionale e quali ricadute avrebbe avuto per l’Italia. Usò una tecnica attendista, pensando di poter fare ancora il presidente del consiglio, e sbagliò tempi e modi clamorosamente”. Sui rapporti con Napolitano: “c’era da anni un dialogo aperto tra noi e i riformisti del Pci, specie Macaluso, Chiaromonte e Napolitano. Craxi però lo considerava troppo prudente e non gli perdonò l’accondiscendenza verso i giudici quando era presidente della Camera. Poi però, da presidente della repubblica, Napolitano riabilitò la figura del Craxi politico, e gliene va dato atto”. Sul perché fu contro le elezioni anticipate del 1991: “Cossiga aveva capito che le elezioni anticipate erano l’unico modo per salvare il sistema politico dal terremoto. Craxi fu attendista. Pensava di poter pilotare un nuovo governo sostenuto anche dai post comunisti. Ma sbagliò. In pochi mesi il mondo è cambiato”. 

Neanche sul finanziamento illecito ai partiti Del Bue si è sottratto dalla riflessione: “tutti sapevano e presumibilmente anche le procure avevano avuto ordine di non intervenire fino al 1992, perché erano a conoscenze che le macchine dei partiti si sostenevano così. Poi però i socialisti furono massacrati più di tutti. Nessuno ripagherà le sofferenze di chi, solo per aver militato nel partito, ha patito la ripugnanza degli altri o anni di carcere preventivo inutile. Moroni si è ucciso per la vergogna del clamore mediatico. Calgari perché un giudice che aveva promesso la scarcerazione la ritardò. Ho conosciuto compagni che hanno pagato con 13 mesi di carcere, a causa di sentenze, poi annullate, in cui si citava che l’aggravante era essere socialisti. Inaccettabile”. Andrea Rossi ha infine raccontato il clima di sospetto e di violenza, anche verbale, riservata ai politici della prima repubblica nella fase di tangentopoli. Ne fecero le spese i principali partiti di governo, con l’Italia che ha rappresentato un’anomalia nella scena dei paesi occidentali.  

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