ROVIGO – La nuova legge elettorale rafforza il potere dei vertici di partito e riduce ulteriormente la possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti. È la posizione di Francesco Gennaro, esponente del Partito Democratico di Rovigo, che interviene dopo la bocciatura alla Camera, per un solo voto, dell’emendamento che prevedeva il ripristino parziale delle preferenze nei listini bloccati.
Gennaro giudica ingiustificata l’esultanza seguita alla momentanea sconfitta del Governo, perché quell’episodio non avrebbe modificato l’impianto complessivo della riforma. «Gli applausi ai franchi tiratori della destra non hanno certificato la sconfitta del Governo Meloni, ma la vittoria della partitocrazia», osserva.
Secondo l’esponente democratico, una legge elettorale rivela il modello di democrazia che le forze politiche intendono costruire. L’eliminazione dei collegi uninominali e la mancata reintroduzione delle preferenze consegnerebbero infatti ai segretari e ai capi dei partiti il controllo sulla scelta dei futuri parlamentari. «A essere penalizzate sono la democrazia interna ai partiti, la selezione popolare della classe dirigente e la centralità del cittadino», sostiene Gennaro, che vede su questo terreno una convergenza tra larga parte della destra e della sinistra.
Nel suo intervento richiama anche il funzionamento interno delle organizzazioni politiche: «Per capire quale idea delle istituzioni abbia un partito basta osservare come applica la democrazia al proprio interno». Regolamenti ignorati e assenza di organismi indipendenti di garanzia, aggiunge, difficilmente possono tradursi in rispetto delle regole una volta arrivati nelle istituzioni.
Gennaro critica infine i commenti di chi ha accusato Giorgia Meloni di non essere riuscita a “controllare” i propri deputati. «I parlamentari non hanno vincolo di mandato», ricorda. «Non si può denunciare la subordinazione del Parlamento all’esecutivo e poi lamentarsi quando, almeno per una volta, i deputati votano liberamente».
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