L’inquietante bellezza del mondo antico visto con gli occhi della contemporaneità

Mostra personale dell’artista Emanuele De Franceschi in Pescheria Nuova a Rovigo fino al 29 settembre

ROVIGO – “Un soffio di eternità”, la mostra personale di Emanuela De Franceschi in questi giorni è ospitata alla Pescheria Nuova di Rovigo. La pittura dell’artista romana lascia a colpo d’occhio senza fiato per l’uso travolgente dei colori e appena si varca la soglia della sala espositiva è come una calamità.

Addentrandosi la bellezza dei colori delle oltre 40 opere lascia spazio alla bellezza delle figure e dei significati piuttosto espliciti delle opere della pittrice estremamente accreditata dentro gli ambienti dell’arte nazionale ed internazionali. Non è la prima volta che espone a Rovigo, grazie ad Art Project e ai curatori Emanuela Mazzotti e Claudio Biondani, ideatori tra le tante cose della Biennale d’Arte Contemporanea che fino ad oggi è stata ospitata a Villa Badoer di Fratta Polesine, ma è la prima volta che la personale di De Franceschi giunge ad un tale livello di vertigine.

Nell’ultimo anno l’artista ha collezionato una grande quantità di mostre collettive e personali, tra cui a Cava dei Tirreni, Reggio Calabria, Ca’ Maiore. Nel 2020 c’è l’incontro con Claudio Strinati che presenta una personale e le dedica un volume della serie “Monografie D’autore” pubblicata da Mondadori. Senza contare che nel 2021 alcune sue opere hanno partecipato alla selezione italiana per Expo 2021 a Dubai-Abudabi curata da Gianmarco Puntelli. 

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Le opere ospitate a Rovigo sono relative a diversi percorsi, il più rappresentato è l’ultimo periodo con il ciclo “Contaminazioni plastiche”, ma sono presenti opere di “Interferenze” (ciclo di qualche anno fa) e “Tecniche di restauro”, oltre ad opere dedicate alla figura del Minotauro e alla guerra in Ucraina. 

“De Franceschi ha una forte passione per il mondo classico e antico, è laureata in lettere antiche – spiega la curatrice Mazzotti all’inaugurazione della mostra – Roma è la sua fonte d’ispirazione non con occhi nostalgici, ma con il dichiarato tentativo di far capire come l’arte contemporanea provenga da quella del mondo passato. L’artista non si vota alla contemporaneità senza aver sperimentato la classicità. I suoi messaggi sono diversi, come le ispirazioni, e diventa lei stessa una sorta di moderno archeologo, lei va alla ricerca delle stratificazioni della materia”. Nel catalogo di Mondadori, Strinati scrive che “le opere della De Franceschi sono uno scavo per recuperare ciò che è inevitabilmente sepolto dal tempo”. “I suoi quadri presentano spaccature, vuoti che hanno consumato le cose antiche facendole percepire come qualcosa di vivo” aggiunge Mazzotti. 

Nelle sue opere sono importanti il colore, la plastica, la tridimensionalità, le fratture e i segni del passato lasciati sopra le immagini. Le immagini sono proposte nella loro inquietante bellezza, ma “la sua è una messa in scena di teatro in cui appare l’inquietudine sul senso dell’esistenza dell’individuo e dell’arte”. “Il mondo antico controllato e incontaminato ora ha una voce moderna. Le statue sono come noi”.  

In “Interferenze” le onde d’urto si riverberano sulle figure. In questo caso l’interferenza è un veicolo per scomporre e ricomporre nello stesso piano le diciture. “Più facce della stessa scultura e dello stesso soggetto come se fossero rappresentate su piani differenti ma dalla doppia anima. L’io e la maschera. Dualismo che si ripete” spiega Mazzotti. 

Interessante il lavoro di tecniche di restauro con visibili le cuciture, una citazione di alcune tecniche dell’arte orientale che per recuperare una cosa rotta lascia in evidenza le rotture e le ferite. Lei le cuce e lascia in vista i punti, perché “gli squarci dell’anima non vanno coperti”. 

Il momento inaugurale del 20 settembre è stato accompagnato dalla lettura scenica di Adriano Baccaglini intitolata “Frammenti”. 

La mostra è aperta fino al 29 settembre dalle 17 alle 20. Una visita che merita di essere fatta.

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