Levata di scudi del Sindacato per la situazione in provincia di Rovigo “Infermieri e Oss chiedono rispetto, ascolto e condizioni di lavoro dignitose”

ROVIGO – “In qualità di primo sindacato delle professioni infermieristiche in Italia e secondo sindacato per numero di iscritti all’interno dell’Ulss 5 Polesana, riteniamo sia giunto il momento di fare il punto sulla situazione e di dare voce ai lavoratori di questa azienda.
Il personale sanitario e sociosanitario, in particolare infermieri e operatori socio-sanitari (Oss), sta vivendo una situazione di profondo disagio, anche a causa di scelte organizzative e gestionali dell’Azienda Ulss 5 Polesana che non condividiamo e che rischiano di compromettere i diritti dei lavoratori”. 

Con queste parole il Segretario Territoriale Nursind Rovigo, Nicola Franco,  e quello regionale Egidio Busatto, denunciano punto per punto diverse crtiticità.

“Mentre la Regione Veneto invita con insistenza tutte le Aziende Socio-Sanitarie ad adottare iniziative concrete per migliorare la “retention” degli infermieri, una figura professionale ormai sempre più rara, le esigenze e le richieste del personale dell’Ulss 5 Polesana sembrano non ricevere adeguata considerazione. 

Ci vengono segnalati – continua il Nursindepisodi nei quali la Direzione delle Professioni Sanitarie avrebbe organizzato degli incontri con il personale di alcuni reparti, al fine di imporre riorganizzazioni forzate del lavoro, senza alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, deputate alla tutela dei lavoratori. 

Le infermiere del reparto di Pediatria dell’ospedale di Adria sono state costrette per il terzo anno consecutivo, a adottare turni di 12 ore, per carenza di personale nel periodo estivo, (senza neppure alcun riconoscimento economico per il disagio a cui sono state sottoposte), mentre per altre unità operative in cui è invece il personale a chiedere la stessa turnistica come la cardiologia di Adria e la semintensiva pneumologica di Rovigo, le richieste vengono ripetutamente respinte. Eppure, da anni, numerosi reparti dell’azienda adottano regolarmente tale turnistica: tutti i Pronto Soccorso, i Suem 118, i reparti di Rianimazione degli ospedali di Rovigo, Adria e Trecenta, l’Utic di Rovigo, l’Hospice di Adria, e altri ancora”. 

Carenza di personale e disorganizzazione 

“La carenza di personale infermieristico e Oss interessa ormai quasi tutti i reparti, con inevitabili ripercussioni sul rendimento lavorativo quotidiano, sulla vita privata, sullo stress e sulla qualità dell’assistenza. Fanno eccezione alcune situazioni anomale, come il Pronto Soccorso di Rovigo dove però, anche se sulla carta si registra un utilizzo di personale considerevolmente superiore rispetto agli standard regionali, chi ci lavora si trova sempre in notevole difficoltà. Se esistono problemi strutturali e/o organizzativi che giustificano tale sovradimensionamento poi neppure percepito dal personale, significa che è indispensabile iniziare a intervenire sulla struttura e/o sull’organizzazione, cercando di ottimizzare l’utilizzo del personale, per non mandare continuamente in sofferenza i servizi. 

In sala operatoria a Rovigo, inoltre, il personale infermieristico è tuttora costretto a superare le 7 giornate mensili di pronta disponibilità, in violazione dei limiti contrattuali”. 

Richieste ignorate e promesse mancate
“Numerose sono le richieste avanzate dal sindacato Nursind per garantire condizioni di lavoro dignitose e il giusto riconoscimento professionale.
Da oltre un anno stiamo continuando a chiedere l’utilizzo dei buoni pasto per dipendenti che prestano servizio nei Distretti e in Casa Circondariale, impossibilitati ad accedere alla mensa aziendale, come previsto dal contratto nazionale. Nonostante le promesse, stimo ancora aspettando.
All’ospedale di Adria, fino a un anno e mezzo fa, il personale in turno nei giorni festivi o pomeridiani poteva richiedere il vassoio pasto da consumare durante la pausa di 10 minuti: tale possibilità è stata inspiegabilmente soppressa.
A Rovigo, invece, da anni il vassoio non viene concesso al personale turnista che lavora oltre 6 ore nei giorni in cui la mensa è chiusa, tranne che a chi effettua i turni di 12 ore.
Il personale dell’Adi (Assistenza Domiciliare Integrata) è costretto a utilizzare la stessa divisa in estate e inverno. Ma chi, nella vita quotidiana, andrebbe in giro con gli stessi indumenti a 35 ° di temperatura esterna come sottozero?”

Strutture inadeguate e carenze organizzative 

“Si registrano inoltre riduzioni di posti letto a inizio estate, con conseguente riduzione del personale infermieristico e OSS, come nel reparto di medicina a Trecenta, senza però riuscire, a fine estate, a ripristinare i posti letto previsti dalla Regione per mancanza di personale.
Emergono anche gravi lacune nelle strutture. 

Il Punto Sanità di Porto Tolle, ad esempio, è stato recentemente chiuso e il personale trasferito a Taglio di Po a causa della presenza di topi, con notevoli disagi per i cittadini del Basso Polesine.
È inoltre emersa l’inadeguatezza del cosiddetto “bunker” dell’Ospedale di Rovigo, locale destinato al ricovero in sicurezza di persone detenute sotto la sorveglianza di agenti di polizia penitenziaria. Risultato temporaneamente inagibile, ha costretto il trasferimento di un detenuto in un reparto ordinario, generando paura e tensione tra i degenti, la distruzione della televisione del reparto e difficoltà operative per il personale sanitario. 

Nel reparto di Psichiatria Degenza (Spdc) di Rovigo, ristrutturato e riaperto nel maggio 2022, oltre la metà delle docce nelle stanze di degenza non funziona: i pazienti sono costretti a utilizzare quelle dei bagni di altri degenti. 

Mobilità interna e assunzioni bloccate
“Attendiamo ancora la proposta del nuovo regolamento sulla mobilità interna per il personale sanitario e sociosanitario. Le precedenti graduatorie sono scadute e i lavoratori chiedono legittimamente di poter presentare domanda di trasferimento verso altri reparti.
Nel frattempo, le graduatorie per l’assunzione di infermieri a tempo determinato e indeterminato sono esaurite, e i nuovi bandi potranno essere espletati solo dopo la laurea dei giovani infermieri, prevista per novembre. Ciò significa che nuovi ingressi in Azienda non si concretizzeranno prima di metà gennaio 2026, mentre nel frattempo si continuerà a perdere personale per pensionamenti, malattie, maternità o dimissioni”. 

Servono più attenzione e rispetto 

“Le richieste per migliorare il benessere lavorativo e la “retention”, in particolare per infermieri e Oss, restano in gran parte inevase.
Chi rimane in servizio è costretto a operare sotto forte pressione, percependo un’amministrazione poco attenta e poco interessata a migliorare le condizioni lavorative e ad accogliere le legittime richieste del personale. 

Noi riteniamo che la sostenibilità del sistema sanitario locale dipende anche dalla capacità di garantire dignità, sicurezza e benessere a chi vi lavora.
Abbiamo atteso a lungo, presentando richieste scritte e verbali ai tavoli sindacali, nella speranza di un miglioramento progressivo. Ma siamo rimasti delusi. 

Ora diciamo basta: chiediamo attenzione, rispetto e piena applicazione dei diritti contrattuali dei lavoratori, affinché possano operare in condizioni dignitose e sicure, a tutela anche della loro salute psicofisica”

Questo il documento-denuncia del Nursind Rovigo-Veneto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie