Per il Sindaco Raito serve un Ministero per la risorsa idrica

L’acqua è una cosa sola. Pensare che esista un’acqua gestita dal ministero per l’ambiente, una da quello delle infrastrutture, una da quello dell’economia, una da quello dello sviluppo economico, rischia solo di frammentare in modo eccessivo le competenze

POLESELLA (Rovigo) – I cambiamenti climatici e le problematiche ambientali degli ultimi anni hanno posto in evidenza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, le questioni legate alla risorsa idrica. Fonte primaria e insostituibile per l’agricoltura, per il sistema produttivo, per l’industria, per la vita umana, per tantissimi altri fattori, l’acqua rappresenta oggi un valore “organico” che difficilmente può essere gestito, anche in chiave politica, da una molteplicità di organi e organismi. 

Già la differenziazione territoriale evidenzia come non sia facile una visione d’insieme nel gestire la risorsa: ministeri, regioni, province, comuni, consorzi di bonifica, consigli di bacino, enti e società di gestione, uffici del genio civile, agenzie interregionali, autorità di bacino legate ai grandi fiumi, sono tutti soggetti implicati, a vario titolo nella regolamentazione e gestione di segmenti del ciclo idrico, producendo in molti frangenti norme e atti poco conciliabili tra loro. 

“Per questo motivo – sottolinea il Sindaco di Polesella, Leonardo Raito –  considerate anche esperienze di altri paesi, sarebbe buona cosa, a mio avviso, istituire un Ministero per l’acqua, che possa sistematizzare norme e criteri di gestione della risorsa, magari introducendo un testo unico che raccolga e migliori tutte le normative vigenti evitando sovrapposizioni e contrasti. Una visione d’insieme, nazionale, sul ciclo dell’acqua, consentirebbe di introdurre nuove metodologie relative all’accumulo e al riuso, così come ormai sperimentato a livello internazionale; di non “annegare” norme che condizionano l’acqua in altri provvedimenti più ampi (vedasi ad esempio le norme sui dissalatori presenti nella legge salvamari), di valutare e pianificare gli approvvigionamenti in vista di possibili emergenze”. 

“Pur nel rispetto delle peculiarità dei territori – evidenzia Raito – solo considerando il tema acqua come una questione nazionale, quindi sovraordinata, sarà possibile una pianificazione della gestione indispensabile per le sfide di oggi e di domani. L’acqua è una cosa sola. Pensare che esista un’acqua gestita dal ministero per l’ambiente, una da quello delle infrastrutture, una da quello dell’economia, una da quello dello sviluppo economico, rischia solo di frammentare in modo eccessivo le competenze, non facendo, tra le altre cose, crescere una classe dirigente qualificata e pronta per una gestione più seria ed equilibrata. Pensiamoci”. Una proposta intelligente.

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