ROVIGO – Il ritorno alle preferenze nelle elezioni politiche come strumento per rafforzare la rappresentanza democratica. È questa la posizione espressa da Paolo Avezzù, consigliere comunale del Comune di Rovigo, che torna sul tema della riforma della legge elettorale rilanciando una proposta già avanzata alcune settimane fa.
«Settimane fa, in tempi non sospetti, avevo lanciato un appello a favore del ritorno alle preferenze e, alla luce del triste spettacolo che arriva dal Parlamento in questi giorni, rilancio una domanda: ma le preferenze fanno così paura?», afferma Avezzù.
Il consigliere ribadisce quindi la propria critica nei confronti di quei parlamentari e di quei partiti che guardano con freddezza, se non addirittura con contrarietà, all’ipotesi di superare il sistema delle liste bloccate, già approvato alla Camera dei Deputati.
«Con le liste bloccate sono i vertici nazionali dei partiti a scegliere chi mettere in lista. È una situazione che, a mio giudizio, finisce per penalizzare gli elettori, privati della possibilità di indicare direttamente le persone da mandare in Parlamento. Se si vuole davvero discutere di riforma elettorale, la vera domanda non è chi governa, ma chi rappresenta chi.»
Per Paolo Avezzù, il sistema delle preferenze rappresenta già una realtà consolidata nelle consultazioni comunali, regionali ed europee, motivo per cui non vede ragioni per escluderlo anche dalle elezioni nazionali.
«Perché togliere agli italiani la possibilità di scegliere chi li rappresenterà in Parlamento? Una nuova legge elettorale basata esclusivamente su candidati scelti dai vertici dei partiti rischia di accentuare ulteriormente la distanza tra cittadini e istituzioni. Avremmo un Parlamento di “eletti da nessuno”.»
Nel suo intervento, il consigliere rodigino ricorre anche a una metafora calcistica, prendendo spunto dall’attenzione riservata ai recenti Mondiali.
«Siamo reduci da una vera “indigestione” di calcio e mi viene spontaneo un paragone: il cittadino rischia di restare sugli spalti ad assistere alla partita, mentre saranno i partiti a decidere tutto attraverso una sorta di “Var politico”.»
Da qui il nuovo appello rivolto al Parlamento e, in particolare, al Senato, chiamato a esaminare la nuova legge elettorale.
«Per questo insisto nel chiedere che venga restituito agli elettori il diritto di scegliere la classe dirigente nazionale. Mi auguro che il Senato, nell’esaminare la nuova legge elettorale, abbia un sussulto di dignità.»
Paolo Avezzù conclude sottolineando come la sua sia una riflessione personale, ma che ritiene condivisa da una parte significativa dell’opinione pubblica.
«È un mio modesto e personale parere, ma ho il sospetto che sia condiviso da tanti cittadini in vista delle prossime elezioni politiche del 2027.»
















