ADRIA (Rovigo) – L’incontro in Regione non spegne la protesta sul futuro del punto nascite dell’ospedale di Adria. Al contrario, le dichiarazioni del sindaco Massimo Barbujani alimentano le critiche del Partito Democratico e di Impegno per il Bene Comune, che chiedono iniziative immediate per fermare il percorso verso la chiusura del reparto.
Il consigliere comunale del Pd Giorgio Zanellato parla di un «evidente nulla di fatto» al termine del confronto con il presidente della Regione Alberto Stefani e l’assessora alla Sanità Gino Gerosa. «Non mi aspettavo miracoli, ma era stato lo stesso Barbujani a ingigantire le aspettative con le parole pronunciate davanti all’assemblea pubblica», afferma Zanellato. Secondo il consigliere, il sindaco sarebbe tornato da Venezia senza risultati concreti, dopo che la Regione avrebbe richiamato ancora una volta la logica del numero dei parti e prospettato rischi per l’intero settore materno-infantile polesano.
Zanellato contesta inoltre il mancato riconoscimento delle caratteristiche orografiche e territoriali del Delta del Po, a differenza di quanto avvenuto per le aree montane. Particolarmente duro il giudizio sulle dichiarazioni attribuite al sindaco rispetto alla scelta delle donne di partorire altrove. «È gravissimo scaricare sulle donne la responsabilità della situazione», sostiene il consigliere del Pd. «In questi anni il reparto di Ostetricia e Ginecologia è stato progressivamente impoverito, così come più in generale l’ospedale di Adria».
Per Zanellato, una possibile strada sarebbe quella di rafforzare l’integrazione tra i reparti di Adria e Rovigo, rilanciando il servizio invece di accompagnarlo verso la chiusura.
Il consigliere ricorda inoltre che l’amministrazione comunale avrebbe assegnato negli anni il massimo della valutazione ai direttori generali dell’azienda sanitaria. Da qui l’accusa politica rivolta a Barbujani, che ora annuncia di voler portare la questione a Roma. «Se non ha convinto Venezia, come può pensare di convincere Roma?», domanda Zanellato. La richiesta è quindi quella di impugnare davanti al Tar la delibera regionale n. 453 del 28 maggio 2026, con la quale è stato dato il via libera al percorso amministrativo per la disattivazione del punto nascite.
Sulla stessa linea il circolo Pd di Adria, che usa toni ancora più netti: «Smettete di prendere in giro i cittadini».
Secondo i democratici, Barbujani avrebbe smentito gli impegni assunti davanti alla partecipata assemblea pubblica del 9 luglio, durante la quale era stato chiesto il mantenimento e il rafforzamento del reparto. «I numeri sono il risultato di scelte che hanno progressivamente depauperato il settore materno-infantile di Adria», sostiene il Pd, respingendo l’idea che il calo delle nascite nel presidio possa essere attribuito alle famiglie. «È l’azienda sanitaria che deve garantire la sicurezza delle nascite», afferma il circolo, chiedendo al sindaco di scusarsi per le parole rivolte alle donne che scelgono altri ospedali.
Il Pd richiama il precedente di Asiago, dove la peculiarità territoriale avrebbe consentito il mantenimento della deroga nonostante un numero inferiore di parti. Una soluzione che, secondo i democratici, potrebbe essere applicata anche al Basso Polesine. La richiesta politica è chiara: la Regione dovrebbe modificare o ritirare la propria delibera e chiedere al Ministero della Salute la conferma della deroga già concessa nel 2018. «Andare a Roma senza il sostegno della Regione rischia di essere inutile», osserva il circolo. «Barbujani e la sua giunta abbiano un sussulto di coraggio e impugnino al Tar la delibera regionale». Secondo il Pd, il termine per presentare il ricorso scadrebbe il 27 luglio.
Impegno per il Bene Comune concentra invece il proprio intervento sulla necessità di costruire un fronte politico e istituzionale unitario. Il movimento civico ricorda di essersi attivato subito dopo la delibera regionale, collaborando con Pd e Movimento 5 Stelle per organizzare l’assemblea pubblica in piazza Cavour e avviando una campagna informativa attraverso il volantinaggio.
Ibc ha inoltre presentato una mozione in Consiglio comunale, che non è stata discussa durante l’ultima seduta dopo la richiesta della maggioranza di chiudere i lavori e rinviare il confronto. «Considerata l’urgenza del problema, ritenevamo fondamentale affrontare subito la discussione e costruire un’azione condivisa», sottolinea il direttivo.
Da Impegno per il Bene Comune arriva quindi la richiesta a Barbujani di coinvolgere tutte le forze politiche, senza distinzioni, per arrivare a Roma con una posizione unitaria. L’obiettivo indicato è ottenere il ritiro della delibera regionale e una deroga stabile che riconosca le peculiarità geografiche, sanitarie e demografiche del Basso Polesine.
Anche Ibc richiama il caso di Asiago, sostenendo che al territorio adriese sia stato riservato un trattamento penalizzante nonostante un numero di parti superiore. «Su un tema così importante non possono esserci divisioni», conclude il movimento civico. «Tutte le istituzioni e tutte le forze politiche devono fare fronte comune per difendere il diritto delle famiglie del Basso Polesine ad avere un servizio sanitario essenziale».
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