ROVIGO – L’indagine annuale del Sole 24 Ore sulla qualità della vita consegna alla provincia di Rovigo un risultato poco incoraggiante: 63° posto su 107, dieci posizioni in meno rispetto al 2024. Un dato che non sorprende chi vive quotidianamente il territorio ma che, letto con attenzione, delinea una realtà più complessa e meno rassicurante.
A farlo è Maria Grazie Gioli, lettrice che ha deciso di analizzare punto per punto i 90 indicatori del rapporto, trasformando la statistica in una riflessione civica.
“Una provincia stabile… ma ferma”
Dalla lettura dei dati emerge un quadro chiaro:
• Rovigo è sotto la media nazionale su molti parametri.
• Il territorio è tranquillo ma poco dinamico, con poche opportunità economiche e culturali.
• In Veneto resta il fanalino di coda, mentre province come Verona, Padova e Treviso si collocano stabilmente nelle prime posizioni nazionali.
“Rovigo oggi appare una provincia vivibile ma non competitiva”, osserva Gioli.
“Non ha problemi estremi, ma non cresce, non innova e non trattiene capitale umano. Il rischio è una stagnazione lenta e silenziosa”.

Tre priorità per rialzare la testa
Secondo l’analisi della lettrice, il rilancio passa da scelte concrete e misurabili. Tre, in particolare, le direttrici d’azione:
1. Rilanciare economia e lavoro
– Incentivi a imprese e startup.
– Più collegamenti con università e formazione.
– Investimenti in infrastrutture e banda larga.
2. Rafforzare servizi, cultura e qualità urbana
– Rigenerazione degli spazi cittadini.
– Offerta culturale e sportiva più ricca e continuativa.
– Potenziamento dei servizi sociali e sanitari.
3. Fermare lo spopolamento
– Politiche per attrarre giovani coppie e smart worker.
– Case accessibili, servizi educativi forti, sostegno alle famiglie.
– Valorizzazione reale – e non solo estetica – dell’immagine del territorio.
Particolare attenzione viene riservata al comparto agricolo, definito una “leva ancora potentissima” per costruire nuova economia attorno a:
• agroalimentare di qualità,
• tecnologie e agricoltura 4.0,
• turismo slow e outdoor,
• produzioni innovative o di nicchia.
“Luci e orsetti fanno atmosfera. Ma non bastano”
Nella seconda parte della sua riflessione, Gioli guarda all’attuale periodo natalizio, alle installazioni luminose e agli eventi del centro città.
“Belli i lustrini, gli orsetti illuminati, la carrozza sul liston. Fanno allegria e sono perfetti per i bambini. Ma non vorrei che fosse tutto qui”, scrive.
E aggiunge, amara: “Qualcuno mi ha ricordato il ‘panem et circenses’ dei Romani. Non vorrei diventasse la strategia di rilancio della città”.
“Tifo per Rovigo, voglio vederla risalire”
La conclusione è un auspicio, più che un j’accuse: “Da ragazza tifavo per i miei cantanti nelle hit parade. Oggi tifo per Rovigo: che salga dal 63° posto, che torni a essere un fiore all’occhiello del Veneto e non una cornice luccicante intorno a un quadro vuoto”.
Una riflessione semplice e diretta, che intercetta un sentimento diffuso: la voglia di vedere Rovigo crescere sul serio, oltre la patina delle feste, oltre l’ordinaria amministrazione, oltre lo scorrere lento di un territorio che meriterebbe molto più slancio.












