ESTE (Padova) – La decima edizione di Ecoforum Veneto, appuntamento annuale che riunisce amministratori, gestori del ciclo dei rifiuti, aziende del riciclo ed esperti, fotografa un Veneto che continua a restare tra le regioni più virtuose d’Italia, ma con alcuni segnali d’allarme: si producono più rifiuti, mentre la raccolta differenziata cresce, ma troppo lentamente.
I dati Arpav: cresce la produzione dei rifiuti più della differenziata
Arpav ha presentato i dati 2024, che parlano chiaro:
- 459 kg di rifiuti pro capite (+3,1% rispetto al 2023)
- Raccolta differenziata al 78,2% (+0,6% in un anno)
- Rifiuto urbano residuo (RUR) a +2,5%
Numeri che mantengono il Veneto ai vertici nazionali, ma che mostrano una difficoltà comune a tutto il Paese: ridurre la produzione degli scarti alla fonte. Dal 2022 ad oggi, infatti, la produzione totale di rifiuti è aumentata di circa il 5%. A incidere è stata soprattutto la ripresa dei consumi post-pandemia.
Il Piano regionale fissava al 2025 l’obiettivo intermedio del 78,5% di raccolta differenziata: il Veneto ci arriva vicino, ma ancora sotto di tre decimi.
Monitoraggi, qualità e impianti: le sfide dei prossimi anni
Arpav ha avviato una campagna di monitoraggi e analisi merceologiche, 200 in tutto, per verificare non solo quanto si differenzia, ma come si differenzia. La qualità del conferimento, infatti, è decisiva per garantire filiere efficienti e ridurre gli scarti avviati a smaltimento.
Sul fronte impiantistico, il Veneto resta autosufficiente, ma i ritardi nelle due linee di incenerimento ammodernate (Padova e Venezia Fusina) hanno costretto la Regione a conferire in discarica 74mila tonnellate che avrebbero dovuto essere destinate alla termovalorizzazione.
RAEE e tessile: le filiere critiche del prossimo futuro
Tra i focus della giornata anche due flussi particolarmente complessi:
- RAEE: dispositivi elettronici sempre più numerosi e con vita utile ridotta, ricchi di materie prime critiche ma pericolosi se mal gestiti.
- Tessile: rifiuti in crescita, trainati dal fast e dall’ultra-fast fashion, con un sistema di trattamento ancora in fase di transizione.
Per entrambi i settori serve rafforzare qualità della raccolta, tecnologie di selezione e impianti dedicati, oltre a nuove pratiche di consumo responsabile.

Le differenze territoriali e il ruolo delle città
Nel confronto fra Comuni e Consigli di bacino è emerso che:
- i sistemi porta a porta continuano a garantire performance migliori rispetto ai cassonetti ad accesso controllato;
- le grandi città, come Padova e Verona, registrano produzioni pro capite nettamente più alte, complice la presenza universitaria e turistica.
Importante anche il panel sulla partecipazione civica: dagli amministratori è arrivato un appello a coinvolgere maggiormente i giovani e le scuole, spesso più sensibili ai temi ambientali.
Legambiente: “No a nuovi inceneritori, puntare su prevenzione e riciclo di qualità”
A chiudere la giornata l’intervento del direttore regionale di Legambiente, Piero Decandia, che ha sintetizzato il quadro:
“Ecoforum Veneto è un osservatorio privilegiato: i dati ci dicono che serve accelerare la transizione ecologica dei modelli produttivi. È indispensabile mantenere la rotta del Piano Rifiuti regionale: niente nuove discariche, niente nuovi inceneritori, più prevenzione, più riciclo e una tariffa regionale unica”.
Secondo Decandia il Veneto è davanti a una sfida decisiva: raggiungere entro il 2030 l’84% di raccolta differenziata e ridurre la produzione di rifiuti a 80 kg pro capite di residuo. Obiettivi ambiziosi, ma oggi raggiunti già dal 69% dei Comuni, in forte crescita rispetto al 2019.












