Rincari, aziende agricole allo stremo: “Resisteremo pochi mesi”

Riunione d’emergenza di tutti i presidenti e dei direttori di Confagricoltura Veneto, Rovigo compresa,  su rincari e bollette astronomiche. Il presidente Giustiniani: “Il credito d’imposta nel Decreto aiuti ter non aiuta. Servono risposte efficaci e immediate o tanti chiuderanno”

VENEZIA – Le aziende agricole del Veneto sono allo stremo: tra esorbitanti rincari energetici e incremento dei costi produttivi i conti non tornano e per molte si prospetta lo spettro della chiusura. Un quadro talmente drammatico che Confagricoltura Veneto ha convocato stamattina una riunione straordinaria, alla quale hanno preso parte i presidenti e i direttori di tutte le province. Da Verona a Vicenza, da Padova a Treviso, da Mestre a Belluno e Rovigo, il coro è stato unanime: le bollette esorbitanti, arrivate negli allevamenti a punte di 150.000 euro per il solo mese di agosto, oltre all’incremento dei costi produttivi e alla difficoltà di approvvigionamento di imballaggi e altri materiali, stanno portando molte aziende sull’orlo del crollo. Tanto che si sta pensando ad azioni incisive, come lettere ai prefetti o iniziative di piazza, per catturare l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica.

Lodovico Giustiniani

“Ho convocato la riunione perché di questa situazione, che sta andando avanti da molti mesi, non si vede la fine  – sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. Stiamo monitorando le aziende ogni giorno, con le nostre associazioni regionali: non sono solo gli allevamenti a soffrire, con le bollette esorbitanti dell’energia elettrica dovute all’azionamento continuo dei condizionatori nelle stalle a causa del grande caldo. Ci sono i frutticoltori in difficoltà, gravati dai costi dell’utilizzo delle celle frigorifere. Ci sono i floricoltori, che devono mantenere le giuste temperature nelle serre. E ci sono anche le aziende vinicole, che pure utilizzano impianti di raffreddamento e sono, inoltre, alle prese con problemi di rincari di bottiglie e cartoni, oltre che in difficoltà nel loro approvvigionamento. Il credito d’imposta nel Decreto aiuti ter non aiuta, sia per l’esiguità in paragone al rialzo dei prezzi, sia perché è un sostegno troppo posticipato rispetto all’esborso che le aziende devono sostenere nell’immediato. E considerato che anche il nuovo governo impiegherà del tempo per insediarsi e disporre nuove misure, vogliamo che si sappia che qualsiasi ritardo potrebbe essere fatale. Le imprese agricole possono resistere ancora qualche mese, ma avanti di questo passo finiranno per soccombere. Con problemi di tenuta economica e sociale”.

Oltre ai rincari energetici, pesanti come macigni sui bilanci aziendali, si prospettano altre batoste autunnali, a cominciare dall’aumento dei tributi da parte dei Consorzi di bonifica. “Come amministratore del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, so che i costi di energia elettrica  incidono dal 20  al 30 per cento sui bilanci – spiega Michele Barbetta, presidente del settore avicolo di Confagricoltura Veneto -. Con i costi quadruplicati, i conti non tornano più, come i consorzi hanno scritto alla Regione e alle associazioni di categoria. Per cui chiederanno un tributo suppletivo agli agricoltori, che già faticano a onorare le bollette aziendali. Ma così la filiera agricola rischia di fermarsi. E se si ferma, dalle tavole spariranno tutti i prodotti d’eccellenza veneti: latte, uova, frutta, carne, salumi, verdura, olio, vino. E tutto questo mentre l’Unione Europea continua a porre paletti e obblighi, non accorgendosi che le importazioni di carni e uova da Paesi extraeuropei sono già in impennata, con tutto quello che ne consegue”.

Un quadro cupo, mentre si riaffaccia l’incubo aviaria con il focolaio scoperto l’altro ieri nel Trevigiano. “È vergognoso che, a distanza di oltre un anno dall’epidemia che ha messo in ginocchio gli allevamenti in Veneto, si rischi di tornare nelle stesse condizioni – tuona Barbetta -. Va messo in atto un sistema di monitoraggio molto più dinamico e tempestivo, in grado di evitare la diffusione del virus e una nuova epidemia, che stavolta per molte delle nostre aziende sarebbe mortale”.

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