VENEZIA – La transizione energetica divide il Consiglio regionale del Veneto e accende un duro confronto politico tra Francesco Rucco, vicepresidente dell’assemblea regionale per Fratelli d’Italia, e Rossella Cendron, consigliera regionale de Le Civiche Venete. Al centro dello scontro, il ruolo delle energie rinnovabili, l’impatto sull’industria e le ricadute occupazionali.
Rucco attacca frontalmente il Green Deal europeo, sostenendo che l’attuale impostazione della transizione stia producendo effetti negativi su occupazione e competitività. Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, i dati sull’automotive europeo parlano chiaro: nel solo 2024 sarebbero stati annunciati oltre 80 mila esuberi, mentre la spinta verso l’elettrico metterebbe a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro entro il 2035. Un tema che, per Rucco, riguarda da vicino anche il Veneto, dove la filiera dell’auto e della componentistica rappresenta uno dei pilastri manifatturieri.

Alle criticità occupazionali, Fratelli d’Italia affianca quelle energetiche. Tra il 2021 e il 2023, ricorda Rucco, le imprese italiane hanno subito un aumento strutturale dei costi dell’energia. Accelerare sulle rinnovabili senza adeguare reti, sistemi di accumulo e fonti programmabili, a suo avviso, rischia di aumentare l’instabilità del sistema e la dipendenza dall’estero. Da qui la richiesta di una transizione “non ideologica”, fondata sulla neutralità tecnologica e su tempi realistici per imprese e lavoratori.
La replica di Rossella Cendron arriva due giorni dopo e sceglie un altro terreno: quello dei costi reali dell’energia e delle dinamiche di mercato. Secondo la consigliera regionale, continuare a difendere modelli energetici basati sul gas significa guardare al passato. I numeri citati sono netti: a dicembre 2025 un megawattora prodotto con il solare costava 58,6 euro, contro i 102 euro del gas a gennaio 2026. Rinviare la sostituzione del gas, sostiene Cendron, significa accettare un extracosto superiore ai 40 euro per ogni MWh in un Paese che consuma circa un milione di MWh al giorno, con ricadute dirette su famiglie e imprese.

Per Cendron, la dipendenza dal gas comporta anche scelte territorialmente rischiose, come il ritorno alle trivellazioni, che in Veneto e in Polesine hanno storicamente prodotto gravi fenomeni di subsidenza. Quanto alla stabilità del sistema, la consigliera ricorda che già a dicembre 2025 la rete elettrica italiana disponeva di 10 GWh di accumuli, in grado di rendere programmabile anche l’energia solare, con costi medi comunque inferiori a quelli delle fonti fossili.
Sul fronte occupazionale, Cendron contesta la lettura allarmistica di Fratelli d’Italia. Gli 80 mila posti persi nell’automotive, pari allo 0,6 per cento dei 14 milioni di addetti europei, sarebbero legati soprattutto alla crisi del modello di mobilità tradizionale e al calo del potere d’acquisto. Parallelamente, sottolinea, il settore delle rinnovabili avrebbe già assorbito più lavoratori di quelli persi, con oltre 80 mila addetti stimati nel solo fotovoltaico.
Secondo Le Civiche Venete, il vero errore delle politiche passate non è stato “fare troppo green”, ma non aver accompagnato la transizione con una strategia industriale adeguata. Un ritardo che avrebbe fatto perdere al Veneto posizioni di leadership in settori come il fotovoltaico e le pompe di calore. Per Cendron, il Green Deal rappresenta invece una grande opportunità industriale per una regione manifatturiera, capace di ridurre il costo dell’energia, aumentare la competitività e creare lavoro qualificato.
La consigliera conclude ribaltando l’accusa di ideologia: difendere settori superati, sostiene, significa pagare di più oggi e compromettere il futuro domani. E invita Rucco a esercitare il suo “pragmatismo” su un punto concreto: ridurre le lungaggini burocratiche per l’allaccio degli impianti fotovoltaici, un intervento che – osserva – sarebbe apprezzato tanto dalle famiglie quanto dalle imprese.
Il dibattito sulle rinnovabili in Veneto non è più se farle, ma quanto velocemente e con quale strategia industriale. E su questo, la distanza politica resta ampia.
















