Rugby. Rovigo, città in mischia. Un viaggio senza epoca

Palazzo Roncale a Rovigo trasformato in uno spogliatoio di rugby, con cimeli, maglie, una tribunetta, e foto che raccontano un’epoca, quella dei Bersaglieri 

ROVIGO – L’allestimento della mostra, nata dall’idea di Sergio Campagnolo, è di Arcadia Arte, ed è coinvolgente. Un’architettura studiata nei minimi dettagli, un mix tra storia e modernità. Palazzo Roncale si è colorato di rossoblù per celebrare decenni di rugby nella vera città in mischia.

Cimeli, maglie, uno spogliatoio con la storia dei Bersaglieri negli armadietti, un taccuino originale di Maci Battaglini, i palloni autografati, fotografie inedite e curiose, uno spazio di video interviste di personaggi che raccontano cosa è il rugby a Rovigo.

Un viaggio nel fango e nella nebbia, con un allestimento multimediale da grande mostra, probabilmente la più bella mai realizzata a Rovigo in senso assoluto.

Un lavoro di ricerca condotto dai giornalisti Ivan Malfatto, co-curatore con Willy Roversi e Antonio Livero, “Rugby. Rovigo, città in mischia”, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, sarà aperta dal 22 ottobre al 29 gennaio 2023,  l’ingresso è gratuito.

La presentazione per la stampa è avvenuta venerdì 21 ottobre mattina con gli autori, accompagnati da Narciso Zanella ex campione della Rugby Rovigo e “uomo” storico della Fondazione Cariparo, l’assessore regionale allo Sport, Cristiano Corazzari, e il vice presidente della Fondazione, Giuseppe Toffoli. Tutti hanno sottolineato il senso di squadra e di appartenenza, il rugby ha attecchito a Rovigo quando a San Bortolo, storico quartiere ovale, non c’era praticamente nulla.

All’estero, nei luoghi dove il rugby è sport nazionale, si chiedevano se Rovigo fosse la città più importante dopo la Capitale. 

Innumerevoli i campioni e tecnici di fama mondiale che sono passati per Rovigo, ne citiamo 2: il tecnico Carwyn James, ed il mediano d’apertura più forte del mondo, il sudafricano Naas Botha.

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Nel pomeriggio l’inaugurazione con le autorità civili e militari, tra cui il  vice prefetto Rosa Correale, il sindaco Edoardo Gaffeo, il Presidente della Provincia, Enrico Ferrarese, il comandante dei Carabinieri, colonnello Emilio Mazza, il comandante della compagnia di Rovigo, il maggiore Giovanni Truglio,  il Questore Giovanni Battista Scali, l’assessore allo Sport del comune di Rovigo, Erika Alberghini, il delegato provinciale del Coni Lucio Taschin, per il Cur il presidente Diego Crivellari e il vicepresidente Paolo Avezzù (già sindaco di Rovigo) e la consigliera regionale Laura Cestari.

il taglio del nastro con il presidente Zambelli e le autorità

Presente ovviamente il patron dei Bersaglieri, il presidente Francesco Zambelli, il capitano Matteo Ferro, buona parte della squadra, e l’avvocato Vittorio Cogo storico dirigente rossoblù e della Fir.

13 scudetti, 2 nell’era Zambelli, 1 Coppa Italia (sempre con Zambelli presidente), una storia che dura e si consolida dal 1935. La Rugby Rovigo non è mai retrocessa, una città in mischia 365 giorni all’anno.

Al di là dei numeri e della storia, parlano da sole le immagini di Beppe D’Alba, Luciano Pavanello e Giampaolo Donzelli, ma tra i contributi c’è anche un pollone della collezione di Tony Ercolini, il noto barbiere che da decenni taglia barba e capelli a generazioni di rugbisti.

Ivan Malfatto e Roberto ‘Willy’ Roversi

Alla mostra hanno contribuito con reperti e foto anche Enrica e Gisella Quaglio, la fotografa Valentina Zanaga, l’associazione culturale Athesis, Mario Andriotto, Moreno Biscuolo, Riccardo Brazzorotto, Grifoni Oderzo Rugby, Laura Fogagnolo, Alberto Garbellini, la famiglia Lanzoni, l’Istituto Luce, la famiglia Merlin, il Museo Nazionale Collezione Salce, le Posse Rossoblu e la Rugby Rovigo Delta.

Era il 22 marzo 1935, un assolato venerdì pomeriggio, alla stazione di Rovigo la nazionale italiana di calcio, già campione del mondo 1934, prende il treno per Venezia – Vienna viaggiando verso la partita di Coppa Europa.

Su un altro binario, si fermava il locale proveniente da Padova. Da questo scendeva un ragazzo, Dino Lanzoni, studente di medicina al Bo, l’ateneo patavino. Nella valigia, con qualche libro, aveva probabilmente i panni da far lavare a casa. In mano, soppesava una strana palla ovale. La storia della città di Rovigo cambiò, e probabilmente mutò anche prima, come ha scoperto e rivelato Albergo Guerrini nel suo libro “Li chiamarono Bersaglieri”.

Date e fatti che hanno proiettato la storia della Rugby Rovigo all’indietro.

Giorgio Achilli

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