Studenti del Primo Levi in visita a Rovigo e alla mostra dedicata a Robert Capa

L’uscita degli studenti dell’istituto di Badia Polesine (Rovigo) si è conclusa con un passaggio al monumento dedicato al polesano Giacomo Matteotti 

ROVIGO – È a Palazzo Roverella di Rovigo che i ragazzi e le ragazze delle classi quinte del Liceo linguistico e del Liceo delle scienze umane dell’I.I.S. Primo Levi di Badia Polesine, hanno trascorso una parte della mattinata di sabato 21 gennaio. Lì, hanno avuto modo di apprezzare la mostra fotografica dedicata a Robert Capa, nome d’arte del fotografo ungherese Endre Ernò Friedmann. Capa, insieme a Gerda Taro, passò alla storia come il primo fotografo capace di rendere mediatica a livello internazionale una guerra come quella civile spagnola, la prima raccontata da un punto di vista fotografico e giornalistico. I due, rispettivamente all’età di 27 e 23 anni, scelsero coraggiosamente di affiancare l’esercito della resistenza alla dittatura franchista, rendendo il mondo testimone di una sofferenza presente e viva per mezzo delle loro fotografie.” In particolare fu Capa ad inviare alla rivista Regards, e quindi ai cittadini di tutto l’occidente, le immagini catturate dalla sua reflex: scatti rapidi di una violenza cieca che colpiva uomini, donne, bambini. Anche Hemingway e Picasso spesero il loro talento nella lotta contro la dittatura franchista, ed insieme a quella di Capa e della Taro, la loro arte contribuì alla nascita di brigate e movimenti di sostegno della causa democratica in Europa e negli USA.

“È così –  racconta Valentina Lucchiari Paglierini – che noi ragazze e ragazzi abbiamo percepito quanto una macchina fotografica possa assumere un potere più grande di quello di un fucile”. La capacità di Capa è stata quella di rendere, attraverso le fotografie, la verità della storia incancellabile e immodificabile dalle generazioni future ma anche a lui contemporanee. 

La sua indomita attività non si concentrò però soltanto in Spagna, il 6 giugno 1944, inviato ufficialmente dall’AIF, fu uno dei primi a sbarcare in Normandia, scattando tra un inferno di proiettili. Ancora, insieme agli alleati, si lanciò dal paracadute per arrivare in Italia a fotografare il paradossale legame tra la popolazione sicula dell’epoca e l’emblema della modernità personificata dai soldati americani: due realtà accomunate dalla volontà di libertà. I suoi scatti inoltre, proposero una vena ironica nella tragedia, per esempio nell’inquadratura dei soldati che si tagliarono i capelli alla moicana per affrontare la paura dell’imminente operazione bellica. La forza di Capa fu proprio la sua arroganza dei confronti del rischio e della morte, che purtroppo lo raggiunse per mezzo di una mina antiuomo nascosta tra le risaie del Vietnam, dove stava documentando l’ennesimo conflitto. 

La mattinata degli studenti e delle studentesse del Primo Levi, si è infine conclusa con una visita guidata nel centro storico di Rovigo, che come le fotografie di Capa, racchiude nella sua architettura verità innegabili. In particolare, l’itinerario ha percorso i luoghi segnati dalla discriminazione antisemita; a partire da casa Finzi, all’epoca sinagoga e banco dei pegni e dal teatro sociale, in quegli anni sede di processi sommari. Ancora, nell’attuale Piazza Annonaria, il ghetto ebraico, che nel portale di ingresso portava un’incisione, con la quale i cittadini avvisavano che lì si chiudevano gli ebrei per evitare che la corruzione dilagasse. È così che, anche l’architettura, assume un significato di divisione: come nella chiesetta di San Domenico, eretta come baluardo di protezione, dirimpetto all’antica sinagoga ebraica o nel muro di cinta che separava il cimitero ebraico dalla chiesa cristiana della Rotonda. Capa, che attraverso l’obiettivo della sua Reflex vide un mondo in macerie, disse che “dovunque la guerra si materializzi, distrugge tutto ciò che trova”. Allo stesso modo, i cittadini di Rovigo, ricordano con una stele commemorativa la discriminazione raziale agita, per far si che la xenofobia non distrugga la pace mai più. L’uscita si è conclusa con un passaggio al monumento dedicato al polesano Giacomo Matteotti, anche lui testimone diretto di quanto possano pagare coloro che hanno il coraggio di portare alla luce la Verità. “Spesso si conoscono meglio città lontane, ma famose, di quelle più vicine a noi. – sottolinea il Dirigente Scolastico Amos Golinelli – Uscite come queste, oltre ad avere il pregio di dare la possibilità ai nostri studenti di incontrare l’arte, in tutte le sue forme, hanno il vantaggio di far loro toccare con mano come la Macrostoria si sia espressa anche nelle nostre terre, che, come in questo caso, hanno partecipato alla Storia nazionale: da una parte, agendo una discriminazione indifendibile, dall’altra sacrificando un politico controcorrente e coraggioso. Le due facce della stessa medaglia”

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