Un classico di Eduardo De Filippo al Ballarin

Padrone indiscusso della scena e dei meccanismi comici è Geppy Gleijeses, che impersona il capocomico Gennaro. Accanto a lui anche il figlio Lorenzo Gleijeses

LENDINARA (Rovigo) – Il 6 dicembre, al teatro Ballarin, è andato in scena Uomo e Galantuomo,il primo testo in tre atti di Eduardo De Filippo, scritto a soli ventidue anni.

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Questo classico della commedia degli equivoci, considerata tra le commedie più divertenti del teatro, racconta la storia di una compagnia di guitti, scritturati dal giovane e ricco don Alberto, per una serie di recite in una località balneare. Una commedia caratterizzata da una serie di battute e scene comiche sospese tra la farsa e il dramma, dove gli intrecci amorosi si mescolano alla finta pazzia, quale unica via per evitare duelli e galera. La sgangherata compagnia, nominatasi “L’eclettica” (proprio perché non pone limiti alle proprie velleità artistiche), dovrebbe portare in scena “Mala nova” di Libero Bovio. Nel primo atto, infatti, c’è il teatro nel teatro in cui i guitti provano lo spettacolo, con un maldestro suggeritore continuamente frainteso dagli attori che pensano a tutto, tranne che a interpretare le loro scene, preoccupati come sono di procurarsi il pasto quotidiano e di badare alle proprie faccende personali. L’equivoco del tradimento amoroso diventa il filo conduttore della commedia con picchi di pura comicità, nella finta follia per uscire indenni dalle situazioni.

Dopo una pausa per il cambio scena, la farsa e il dramma proseguono nei due atti successivi attraverso il classico meccanismo della commedia degli equivoci nel teatro della follia, evocando ambientazioni pirandelliane, fino al travolgente finale. 

Padrone indiscusso della scena e dei meccanismi comici è Geppy Gleijeses, che impersona il capocomico Gennaro. Accanto a lui anche il figlio Lorenzo Gleijeses, l’intramontabile Ernesto Mahieux e, tra gli altri, Antonella Cioli, Ciro Capano, Gino Curcione e Roberta Lucca, il tutto con la direzione di Armando Pugliese.

Uomo e Galantuomo, che qualcuno ha forzosamente paragonato alla celeberrima Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta (con la differenza che là prevalevano i toni della burla), mette in scena l’ipocrisia di un falso perbenismo, la debolezza e la miseria umana per cui, nell’intrigo delle contraddizioni, diventa difficile capire dov’è l’uomo e dove sia il galantuomo.

Vien da dire che aveva proprio ragione Eduardo De Filippo quando affermava che “Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male”.

Dopo due ore di scena, gli attori si sono congedati col più classico degli inchini tra gli applausi convinti degli spettatori.

Ugo Mariano Brasioli

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