Una rete territoriale per far uscire le donne dal tunnel della violenza

In una sala gremita a villa Contarini a Monselice, seminario “Autostima e consapevolezza per uscire dal tunnel della violenza. Angoscia invisibile”, organizzato dalla Cisl e dalla Fnp Cisl Padova Rovigo in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.  

MONSELICE (Padova) – Un incontro intenso e coinvolgente, dal quale è apparsa chiara un’indicazione: per combattere la violenza contro le donne serve una rete sul territorio. E’ emerso questa mattina, in una sala gremita a villa Contarini a Monselice, dal seminario “Autostima e consapevolezza per uscire dal tunnel della violenza. Angoscia invisibile”, organizzato dalla Cisl e dalla Fnp Cisl Padova Rovigo in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’incontro è stato aperto dai saluti del sindaco di Monselice Giorgia Bedin, che ha ricordato di essere stata lei stessa oggetto di violenza verbale proprio in quanto donna, ma di non essersi comunque mai fermata. Nel suo saluto, il segretario generale della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin ha ribadito quanto detto in occasione dell’ultimo congresso, che “la Cisl Padova Rovigo è donna e lo confermo. Le donne – ha proseguito – lavorano meglio di noi e questo i maschi dovrebbero capirlo. Pensiamo all’Iran. Se le donne non avessero iniziato a ribellarsi al regime, nessuno lo avrebbe fatto. Così, ovunque e in tutti i settori, dobbiamo assumere maggiore consapevolezza, ribellarci allo status quo e comprendere cosa possiamo fare noi per cambiare atteggiamento e sconfiggere la piaga della violenza. Nella nostra attività sindacale, il primo fronte è quello del lavoro”. Il segretario generale della Fnp Cisl Padova Rovigo Giulio Fortuni ha lanciato provocatoriamente un appello agli uomini: “Anche noi dobbiamo riscoprire un percorso di autostima per arrivare a una società più giusta”.

Il significato di questa giornata internazionale è stato illustrato dalla segretaria territoriale della Fnp Cisl Padova Rovigo Patrizia Cassetta: “Il nastro rosso vuole essere quel filo di Arianna che ci permette di uscire dalla spirale della violenza. Perché la violenza è una spirale. Parte dallo spintone e arriva all’omicidio, e quando ci sono i primi segnali non dobbiamo ignorarli. Tutti possiamo fare delle segnalazioni, come cittadini e anche nelle nostre sedi”. 

Un’osservazione ripresa da Lorenza Leonardi, esperta nel settore delle pari opportunità, che ha ricordato le figure di Tina Anselmi e di Carla Passalacqua e ha presentato le due psicologhe e psicoterapeute – Patrizia Zantedeschi del centro Veneto Progetto Donna di Padova e Loredana Arena del Centro antiviolenza del Polesine – rivolgendo loro alcune domande: come rappresentiamo il fenomeno della violenza contro le donne, sapendo che solo da una corretta rappresentazione possono venire corrette risposte? E cosa possiamo fare per reinterpretare ciò che ci accade intorno?

Patrizia Zantedeschi ha ripercorso la storia dei centri antiviolenza, nati dall’esperienza degli anni Settanta, con le prime richieste di donne che subivano violenza all’interno della famiglia. “Per prima cosa abbiamo avviato una campagna di informazione in tutta la provincia. Di violenza sulle donne non aveva mai sentito parlare nessuno e la gente ci chiedeva perché ci occupassimo di un tema così residuale. Ero una psicologa che si occupava di problemi familiari e quando sono arrivata al centro antiviolenza ho cambiato prospettiva”. Da allora tante cose sono cambiate, ma attenzione: “Oggi, l’illusione di avere superato tanti problemi rischia di farci sottovalutare tante situazioni gravi. Ecco il valore delle panchine o dei simboli. Il centro antiviolenza continua ad accogliere donne e può farlo grazie al sostegno di una rete territoriale”.

Ma cosa porta le donne a subire e cosa dà loro il coraggio di ribellarsi? Loredana Arena ha spiegato che “le donne si rivolgono a noi dopo anni di violenza. Perché dire basta è difficile. Il motivo nella maggior parte dei casi è economico. Tante hanno un lavoro precario, hanno figli, non sanno dove andare. Sono impaurite, ma anche coraggiose, perché si affidano a noi. Il centro antiviolenza del polesine è nato nel 2008 e ha sportelli ad Adria e a Lendinara. Abbraccia tutto il territorio provinciale. Le donne che si rivolgono a noi sono prevalentemente italiane, dai 30 ai 55 anni. Quello di cui hanno più bisogno è il reinserimento sociale e lavorativo. Il lavoro di rete quindi è importantissimo. Quello che ci gratifica è vedere la rinascita delle donne, che trovano un lavoro, una casa e l’indipendenza coi loro figli”. 

Eugenia Fortuni, consulente socio educativa che si occupa di programmazione sociale, ha illustrato un progetto avviato quest’anno a Trebaseleghe, dove negli ultimi quattro anni ci sono stati tre gravi episodi di violenza. “Abbiamo quindi costruito un luogo protetto, che abbiamo chiamato il campo dei miracoli, nella consapevolezza che quando ci si mette insieme, e le donne lo sanno fare, accadono dei piccoli miracoli. Si tratta di un progetto di empowerment e orticoltura, nato intorno a un gruppo di 13 donne, che è stato incluso in un gruppo più ampio di donne interessate ad imparare a lavorare in un campo. Un progetto di inclusione e di comunità a cerchi concentrici, finanziato grazie ad una campagna di crowdfunding. Ne sono nate relazioni che a loro volta hanno dato soluzioni positive. Il significato è racchiuso in una metafora: coltivare la terra per coltivare se stesse”. 

Ha portato un saluto anche la segretaria generale della Fnp del Veneto Tina Cupani: “Quest’anno abbiamo voluto dare maggiore spazio alle iniziative sul territorio, convinte che l’ambito territoriale sia il livello più giusto e più opportuno per avere un impatto maggiore sulla sensibilizzazione delle persone. Dobbiamo tenere conto anche del nostro ruolo di rappresentanza della cittadinanza di donne della Fnp, pronte nei nostri presidi territoriali, ad ascoltare e ad accogliere”. 

Le conclusioni sono state tratte dalla segretaria territoriale della Cisl Padova Rovigo Stefania Botton, che ha illustrato i risultati di una ricerca sulla parità di genere commissionata dal coordinamento donne del Veneto alla Fondazione Corazzin. Nel campo del lavoro, sono state esaminate le assunzioni per sesso dal 2008 al 2021. “Emerge che in corrispondenza di ogni crisi, a rimetterci sono le donne. Per quanto riguarda le tipologie di lavoro, ce ne sono alcune tipicamente maschili e altre tipicamente femminili e questo rischia di creare degli stereotipi. I libri di testo non ci hanno aiutato. Esaminando le retribuzioni, gli uomini percepiscono sempre più delle donne. Eppure le donne hanno titoli di studio più elevati”.

I dati sulle violenze, dal 2013 al 2021, rivelano l’aumento esponenziale dei casi nel momenti di crisi. “Il picco nel 2020 e ‘21, quando le donne sono state obbligate a convivere nell’ambiente familiare, ma anche quando sono aumentate le tensioni dovute alla crisi economiche. Con l’aumento del tesso di occupazione diminuisce il numero di denunce, e questo la dice lunga sul rapporto tra ambito lavorativo e ambito familiare. Quindi lavorando sul mondo del lavoro incidiamo anche sulla dinamica delle violenze”. La Cisl Padova Rovigo agisce infatti a diversi livelli. “Ci attiviamo quando il lavoratore si rivolge alla categoria, attraverso l’ufficio legale o tramite la consigliera di parità. Interveniamo nella contrattazione, sia di primo che di secondo livello. L’altro piano è quello formativo. L’obiettivo è prevenire, contribuendo a cambiare la mentalità. Abbiamo attivato progetti con le consigliere di parità, sia a Rovigo che a Padova, con la firma di protocolli contro le molestie nei luoghi di lavoro”. 

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