ROVIGO – La UIL FP di Rovigo interviene sul progetto di istituzione di un’unità cinofila antidroga all’interno della Polizia locale, sottolineando come la questione debba essere affrontata guardando prima di tutto alle reali esigenze del Corpo e alle conseguenze organizzative che una simile scelta potrebbe comportare.
«La nostra non è una posizione ideologica né una contrarietà preconcetta verso questo strumento. Riteniamo però doveroso richiamare l’attenzione sulle reali priorità della Polizia locale e sulle ricadute organizzative e lavorative che questa scelta comporta», afferma Cristiano Maria Pavarin, segretario generale della UIL FP Rovigo.
Secondo il sindacato, la prevenzione rappresenta uno dei compiti fondamentali della Polizia locale e passa innanzitutto attraverso l’educazione alla legalità, al rispetto delle regole e del Codice della strada. Un’attività che gli operatori svolgono quotidianamente nelle scuole con progetti rivolti agli studenti e che, secondo la UIL FP, dovrebbe essere ulteriormente sviluppata anche nelle associazioni sportive, nei centri di aggregazione e in tutti gli ambienti frequentati dai giovani.
«È attraverso la formazione e una presenza costante sul territorio che si costruisce una vera cultura della legalità e si contrasta in modo duraturo il fenomeno delle dipendenze e dello spaccio», evidenzia Pavarin.
La UIL FP richiama poi l’attenzione sulle criticità che da tempo denuncia riguardo all’organico della Polizia locale. Per garantire un servizio pienamente efficiente sarebbero necessari almeno 50 agenti, mentre attualmente ne mancherebbero circa una decina. Una situazione che rende sempre più difficile assicurare tutti i servizi, in particolare quelli serali, e mantenere una presenza costante sul territorio.
Secondo il sindacato, in questo contesto l’introduzione di un’unità cinofila rischierebbe di assorbire ulteriori risorse umane. È infatti prevedibile che Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, nell’ambito della collaborazione tra Forze di polizia, possano richiedere frequentemente il supporto dell’unità cinofila. Questo comporterebbe il distacco di personale della Polizia locale dalle attività istituzionali proprie del Corpo, con il rischio di indebolire ulteriormente i servizi di prossimità, la sicurezza urbana, il controllo della viabilità e le altre funzioni richieste quotidianamente dai cittadini.
«Prima di aggiungere nuove specializzazioni è indispensabile mettere la Polizia locale nelle condizioni di svolgere pienamente le proprie funzioni istituzionali. Servono organici adeguati, investimenti sul personale e una programmazione che tuteli sia gli operatori sia la qualità del servizio offerto ai cittadini», sottolinea Cristiano Maria Pavarin.
La UIL FP prende atto che l’istituzione dell’unità cinofila non rientra tra le materie oggetto di confronto con le rappresentanze dei lavoratori, ma ritiene comunque proprio dovere evidenziare gli effetti che questa scelta può produrre sull’organizzazione del lavoro, sulla sicurezza degli operatori e sull’efficienza complessiva del servizio.
Il sindacato ricorda inoltre che negli ultimi anni agli agenti della Polizia locale sono state attribuite responsabilità sempre maggiori, con l’introduzione dell’arma d’ordinanza, del taser e di ulteriori dotazioni operative. L’istituzione di un’unità cinofila rappresenterebbe quindi un ulteriore ampliamento delle competenze e delle responsabilità degli operatori, aumentandone l’esposizione a situazioni operative più complesse e potenzialmente più rischiose.
«Ogni ampliamento delle funzioni deve essere accompagnato da un adeguato rafforzamento degli organici, da investimenti nella formazione e da un’organizzazione del lavoro capace di garantire la tutela del personale e la piena efficienza del servizio. Solo così sarà possibile offrire ai cittadini un servizio realmente efficace e assicurare agli operatori condizioni di lavoro sicure e sostenibili», conclude Cristiano Maria Pavarin, segretario generale della UIL FP Rovigo.
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