Il movimento giovanile leghista prende posizione su due casi giudiziari conclusi con la morte di rapinatori. Polemiche per una linea che ignora le sentenze e i fatti accertati

ROVIGO – Una presa di posizione che non passa inosservata e che sta già alimentando un acceso dibattito politico e civile. La Lega Giovani Rovigo ha diffuso un comunicato in cui esprime “piena solidarietà” a Jonathan Rivolta e al gioielliere Mario Roggero, due figure coinvolte in vicende di cronaca nera concluse con la morte di rapinatori.

Il caso Rivolta: la colluttazione e il decesso del ladro

Nel primo episodio, avvenuto a Lonate Pozzolo, Rivolta è stato protagonista di una violenta colluttazione all’interno della propria abitazione dopo l’intrusione di alcuni ladri. Secondo quanto ricostruito, durante lo scontro uno dei rapinatori è rimasto ferito a seguito di calci e pugni. L’uomo, successivamente abbandonato dai complici davanti a un ospedale, è morto poco dopo nonostante i soccorsi.
La Lega Giovani Rovigo definisce Rivolta una “vittima di una vicenda drammatica” e giudica inaccettabile che chi reagisce a un’intrusione domestica possa finire sotto processo, sostenendo che la casa debba essere considerata “sacra e inviolabile”.

Il riferimento a Mario Roggero

Nel comunicato, il movimento giovanile leghista estende la propria vicinanza anche a Mario Roggero, il gioielliere che nel 2021 uccise due rapinatori durante una rapina nel suo negozio. Roggero è stato condannato in via definitiva, prima a 17 anni e poi a 14 anni di reclusione. Nonostante le sentenze, la Lega Giovani parla di “difesa della propria attività e della propria famiglia”, inserendo il caso nel più ampio tema della legittima difesa.

Una posizione che fa discutere

La nota, firmata dal coordinatore Ettore Pellegrini, rivendica la battaglia storica della Lega per un riconoscimento più ampio della legittima difesa. Tuttavia, la scelta di esprimere solidarietà a persone coinvolte in fatti conclusi con la morte di altri individui – e nel caso Roggero con condanne già pronunciate – solleva interrogativi pesanti sul piano etico e politico.

Per i critici, si tratta di una narrazione che rischia di legittimare la violenza privata e di mettere in discussione il ruolo della magistratura, trasformando casi complessi e drammatici in bandiere ideologiche. Una linea che, ancora una volta, divide l’opinione pubblica tra chi invoca tolleranza zero verso i reati predatori e chi ricorda che la difesa personale non può mai tradursi in giustizia sommaria.

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