ROVIGO – Sul caso della tentata rapina di Grignano Polesine, che ha visto un cittadino reagire sparando ai malviventi in fuga – episodio sul quale la Procura di Rovigo ha chiarito che l’uomo ha agito in legittima difesa e non sarà indagato (LEGGI ARTICOLO) – interviene l’avvocato e consigliere comunale Palmiro Franco Tosini, offrendo una lettura sia giuridica che politica della vicenda.
«Sotto il profilo tecnico – scrive Tosini – la posizione della Procura è ineccepibile. L’istituto della legittima difesa, disciplinato dall’articolo 52 del Codice Penale, così come modificato dalla legge n. 36 del 2019, si colloca tra le cause di giustificazione del reato e trova la sua ragione nella necessità di autotutela della persona, cui viene riconosciuta, entro certi limiti, una deroga al monopolio dello Stato dell’uso della forza».
L’avvocato ricorda i requisiti fondamentali che escludono la punibilità:
– l’esistenza di un diritto da tutelare;
– la necessità della difesa;
– l’attualità del pericolo;
– l’ingiustizia dell’offesa;
– il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa.
«La norma – precisa Tosini – consente il ricorso a un’arma legittimamente detenuta o a un altro mezzo idoneo per difendere la propria o altrui incolumità, o i propri beni, quando non vi è desistenza e sussiste un pericolo di aggressione. In questi casi, agisce sempre in stato di legittima difesa chi respinge un’intrusione compiuta con violenza o minaccia».
Da qui la spiegazione della decisione della Procura: «Sono queste le motivazioni per le quali non è stato iscritto – e probabilmente non verrà iscritto – nel registro degli indagati il cittadino che ha sparato».
Ma Tosini aggiunge anche una riflessione di carattere politico:
«È altrettanto vero – osserva – che la norma non risolve il problema della sicurezza dei cittadini. Né è pensabile affrontarlo incentivando indiscriminatamente la detenzione di armi private. Come giustamente rilevato dal consigliere comunale prof. Diego Crivellari, lo Stato non può abdicare al proprio ruolo di garante della sicurezza pubblica».
Una posizione che unisce rigore giuridico e senso civico: la legittima difesa, ribadisce Tosini, non può diventare la risposta strutturale a una carenza di sicurezza, ma resta uno strumento eccezionale, in attesa che lo Stato torni pienamente a garantire protezione ai cittadini.
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