Cristiano Maria Pavarin, Uil Fpl Rovigo: “Se qualcuno, anche lontanamente, pensasse di aggregare, fondere o di trovare altre forme associative tra gli enti che gestiscono l'assistenza socio sanitaria del Polesine allo scopo di incentivare forme di mobilità del personale, ha sbagliato completamente strada”

ROVIGO – “Giusto iniziare a parlare di percorsi di gestioni associate di Rsa, ma mettiamo subito in chiaro che non si devono e non si possono chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori”.

Sono le parole di Cristiano Maria Pavarin, Segretario generale Uil Fpl Rovigo.

“Come Uil Fpl, infatti, in questi giorni abbiamo letto sulla stampa importanti prese di posizione espresse da figure assolutamente autorevoli come il dottor Avanzi e il dottor Panella, anche se finora non è stata formalizzata alcuna ipotesi. Ecco, a questo punto sarebbe il caso di aprire un tavolo costruttivo e di confronto. Da parte nostra abbiamo da sempre espresso il nostro parere rispetto all’aggregazione dei servizi e su come sia necessario trasformare questo tipo di strutture in veri centri servizi polifunzionali, sollevandoli da un triste destino che li vede relegati ad un ruolo di sostituzione nella gestione dei reparti sanitari più dispendiosi e faticosi, come le lungodegenza o geriatria, ma attraverso standard assistenziali di un altra epoca, ovvero di quando le case di riposo svolgevano tutt’altra funzione. La Uil, dunque, non ha alcun problema a confrontarsi per trovare soluzioni condivise, ma vanno subito messi in chiaro gli aspetti che potrebbero modificare in parte o del tutto l’organizzazione del lavoro”.

“Se qualcuno, anche lontanamente, pensasse di aggregare, fondere o di trovare altre forme associative tra gli enti che gestiscono l’assistenza socio sanitaria del Polesine – sottolinea con forza Pavarin – allo scopo di incentivare forme di mobilità del personale, ha sbagliato completamente strada. Auspichiamo, quindi, un progetto che preveda forme di condivisione per generare economie di scala, con lo scopo di generare forme di risparmio di gestione così da garantire i migliori standard di assistenza, contenendo i costi e mettendo il personale nelle condizioni di lavorare meglio. Ma, è bene rimarcarlo, senza il rischio che un operatore o un infermiere possa essere costretto, anche se temporaneamente, a modificare la propria sede di lavoro. Stiamo già subendo queste forme di mobilità coatta all’interno dell’Ulss, che stanno generando non pochi disagi ai lavoratori. Con questi presupposti, ancora prima di ragionare in grande, invitiamo ancora una volta le istituzioni polesane a fare quadrato da subito per costruire una forma di rappresentanza comprensiva di tutti gli attori, CdA, direttori, sindacato, conferenza dei sindaci, allo scopo di rappresentare, dai diversi osservatori la situazione sempre più drammatica che il sistema dell’assistenza sta incontrando. Al di là di ogni buona intenzione espressa, riteniamo che vada da subito discussa la questione economica, che sta ulteriormente degenerando, dopo il Covid che ha visto aumentare i costi e diminuire le entrate, con l’aumento esagerato delle spese delle utenze, con ricadute verso gli ospiti e i lavoratori”.

“Come Uil abbiamo chiesto al dottor Avanzi, che guida il coordinamento Rsa polesane, di convocare un tavolo per inviare un percorso che dovrà considerare alcuni step. A nostro avviso – conclude Pavarin – il primo passaggio dovrà riguardare il presente: evidentemente l’emergenza del periodo contingente riguarda per lo più l’aspetto economico e sarà necessario unire le forze di tutti per rivendicare forme di finanziamento straordinario per scongiurare nell’immediato la catastrofe. Il processo per l’individuazione delle auspicate forme associative, invece, riteniamo debba essere un percorso studiato, ragionato e ponderato allo scopo di offrire una prospettiva per il futuro e di non correre il rischio di peggiorare le condizioni dei lavoratori. In particolare, che con l’unione fra enti si apra la possibilità di una promiscuità della sede lavorativa, con spostamenti non concordati che in molti casi hanno ricadute pesanti per la vita personale dei lavoratori. Quindi, andiamo avanti su questa strada ma senza fughe in avanti: ‘calma e sangue freddo’”.

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