ROVIGO – 50 anni dopo il disastro di Seveso e la contaminazione di aria e terreni dalla diossina, Dina Merlo, del Forum dei Cittadini, e Paolo Giolo, dell’Associazione civica per Rovigo, intervengono sui progetti industriali e sugli impianti proposti nel territorio del capoluogo, accusando la giunta della sindaca Valeria Cittadin di mantenere una posizione soltanto apparentemente neutrale. «Le responsabilità delle scelte sugli insediamenti sono politiche e non possono essere delegate soltanto ai tecnici».
Il riferimento storico è all’incidente di Seveso, avvenuto cinquant’anni fa e considerato uno spartiacque per la legislazione ambientale italiana e per la sensibilità dei cittadini. Secondo Merlo e Giolo, il Polesine, rimasto finora relativamente al riparo dalle attività maggiormente impattanti, starebbe oggi assistendo a una concentrazione di proposte capaci di incidere in modo duraturo sulla qualità dell’aria, del suolo e del territorio.
Nel mirino dei due esponenti civici c’è soprattutto il Comune di Rovigo. «L’attuale amministrazione ha assunto una posizione di apparente indifferenza, né a favore né contro, ma di fatto possibilista e di facilitazione nei procedimenti autorizzativi di propria competenza», sostengono.
Merlo e Giolo contestano in particolare l’idea secondo cui l’ammissibilità degli impianti dipenderebbe esclusivamente dal rispetto dei parametri tecnici verificati nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale. A loro giudizio, la Via non può essere considerata una semplice verifica formale, perché chi governa deve mettere a confronto la tutela della salute, dell’ambiente e delle attività economiche già presenti con le eventuali opportunità offerte dai nuovi investimenti.
Tra i progetti richiamati figura quello di Ecopol, previsto in area agricola e destinato al trattamento di materiali che, secondo i firmatari, potrebbero generare emissioni con conseguenze sulla salute, sui terreni e sui prodotti coltivati.
Viene citato anche il progetto Apis RO1 a Sarzano, un impianto per la produzione di biometano proposto vicino al centro abitato e in una zona agricola interessata da colture certificate. Un ulteriore motivo di preoccupazione riguarda Fir in area interporto, azienda per la produzione di lana minerale a partire da rocce, che dovrebbe insediarsi vicino alla frazione di Borsea e Sant’Apollinare.
Secondo Merlo e Giolo, la produzione di polveri, sommata alla presenza di due fonderie già operative nella zona, rischierebbe di aggravare una qualità dell’aria ritenuta già compromessa. I due esponenti civici non si dichiarano contrari in modo pregiudiziale agli investimenti industriali, ma chiedono perché Rovigo dovrebbe puntare proprio su queste tipologie di attività. Nelle province vicine, osservano, sarebbero stati favoriti insediamenti legati alla logistica e alle nuove tecnologie, capaci di produrre occupazione senza entrare in conflitto con l’agricoltura e con le produzioni di qualità.
La critica si estende infine agli effetti che i nuovi impianti potrebbero avere sulle frazioni. Merlo e Giolo ricordano che in campagna elettorale l’amministrazione aveva promesso una particolare attenzione ai centri periferici, mentre oggi, a loro giudizio, starebbe consentendo progetti potenzialmente penalizzanti per Sarzano, Mardimago, Borsea, Sant’Apollinare, Concadirame, Granzette, Roverdicrè e Grignano.
Tra le aree considerate interessate dalle possibili ricadute vengono indicati anche il quartiere San Pio X e i Comuni vicini di Costa di Rovigo, Lusia, Villanova del Ghebbo e Barbona. «La giunta comunale non può sottrarsi alla responsabilità politica e amministrativa che le compete», concludono Dina Merlo e Paolo Giolo, chiedendo che ogni decisione tenga conto innanzitutto della tutela dei cittadini e del territorio.

















