ROVIGO – Puntuale come ogni anno arrivano analisi e dossier sulla qualità della vita nelle diverse Provincie italiane (ultima in ordine di tempo quella del “Sole 24 Ore” alcuni giorni fa).
In tali classifiche il Polesine migliora di qualche posto la propria posizione ed è un fatto sicuramente da sottolineare positivamente anche come stimolo a lavorare in tal senso. Resta però altrettanto vero che, nonostante le poche posizioni scalate dal nostro Territorio, restiamo in una posizione complessivamente bassa per qualità della vita, la peggiore del Veneto .
Peggio ancora se consideriamo che gli indicatori in cui siamo carenti continuano ad essere quelli economici, demografici e legati alla formazione. Cioè alcuni elementi fondamentali per la crescita e lo sviluppo duraturo di un Territorio. Aggiungiamo pure altre criticità ormai note come il reddito medio da lavoro e da pensione più basso del Nord Est, il preoccupante spopolamento in atto anche rispetto a persone ancora in età da lavoro, la presenza di moltissimi dei nostri Comuni con pochissimi abitanti e la correlata difficoltà a realizzare virtuose fusioni tra gli stessi ed il fatto che dal 2022 il numero di pensionati ha superato il numero dei lavoratori attivi (saldo negativo per circa 9 mila persone, in inevitabile peggioramento) con tutte le conseguenti ricadute negative in termini di mercato del lavoro locale e finanziamento dello stesso welfare locale e non solo ( pensioni, sistema socio-sanitario, ecc).
Partendo da tali considerazioni, rimane tutt’ora irrisolto un decisivo ed urgente problema correlato: come agire nei fatti per iniziare a cambiare direzione in maniera strutturale.
Le analisi su come intervenire sono spesso coincidenti da parte degli stakeholders locali – dalle istituzioni e dalla politica locale alle parti sociali – (ma sarebbe meglio parlare di “community holders” che lavorano per il bene complessivo in primis della comunità a cui appartengono) ma ancora si fatica a passare dalle enunciazioni ai fatti.
Da tempo, come Cgil, insieme a Cisl e Uil, proponiamo (condividendolo anche con alcune Associazioni dei datori di lavoro, a partire da Confindustria) che si dia avvio nel concreto un lavoro di co-progettazione guardando quantomeno all’intero Territorio provinciale, con inevitabile regia delle istituzioni locali , in rete e sinergia tra tutti gli “attori” del Territorio, ognuno con le proprie competenze, per indicare le linee di sviluppo utili alla nostra Provincia, le possibili risorse da mettere a sistema, mettendo anche insieme vari fonti di possibile finanziamento e strumenti (Zls ma non solo).
Vocazioni e filiere territoriali per attirare insediamenti produttivi di qualità, anche rispetto al tipo di lavoro creato, come legare a ciò la formazione e l’istruzione necessaria e l’aspetto fondamentale dei servizi, alle persone ed alle imprese, che devono accompagnare tali aspetti sono da anni le priorità che abbiamo indicato nel possibile lavoro comune per avviare uno sviluppo duraturo nel nostro Territorio. Siamo convinti che il governo di queste dinamiche e la crescita in tali ambiti siano fondamentali per rendere realmente attrattivo il Polesine, innescando un volano virtuoso.
Se guardiamo, ad esempio, all’aspetto demografico è evidente che non possiamo invertire la rotta solo con interventi locali ma l’attrarre nuovi cittadini in Polesine, attraverso un vero miglioramento degli aspetti sopra citati, è certamente una maniera corretta per uscire da una spirale negativa.
Politiche e progettualità locali quindi ma anche nazionali per le quali ci siamo recentemente mobilitati anche come Cgil e continueremo a farlo: sull’importante tema del lavoro stabile e di qualità sono necessarie anche scelte in tal senso del Governo. Sull’occupazione infatti (a voler guardare oggettivamente i numeri, non in modo propagandistico) se è vero che cresce complessivamente (dati Inps), pur con un rallentamento nella parte finale del 2023, tale aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente riguarda per poco più del 3% i tempi indeterminati ed invece di ben il 6,9% i tempi determinati (8% nella Provincia di Rovigo) e del 13% il lavoro stagionale. Ancora una volta prevale il lavoro precario o cresce soprattutto in settori di basso valore aggiunto in cui domina il cosiddetto lavoro “povero” che non porta certo una crescita effettiva ed un vero sviluppo.
Se tutti quelli sopra indicati sono elementi importanti, registriamo con rammarico che invece alcuni attori pubblici del nostro Territorio sembrano ancora agire in tutt’altra maniera. Un caso emblematico, nonostante l’esperienza dell’impatto di Amazon in Polesine dovrebbe aver insegnato qualcosa a tutti, è rappresentato dal grande nuovo insediamento logistico in fase di realizzazione a Castelguglielmo, proprio accanto ad Amazon.
Ancora una volta nessuna condivisione tra amministrazione pubblica (da cui dovrebbe partire l’input) e stakeholders privati del Territorio per affrontare insieme in anticipo alcuni grossi problemi che di certo si presenteranno nuovamente, cercando soluzioni condivise, al di là delle pur legittime diverse appartenenze politiche.
Essendo il mercato del lavoro locale ormai quasi prosciugato in termini di professionalità medio-basse necessarie a tali insediamenti (ripresentandosi così pure il tema della qualità del lavoro in arrivo, oltre che della quantità), sarà necessario attrarre lavoratori da fuori Provincia e Regione, se non Italia.
Di nuovo, quali saranno pertanto le soluzioni in particolare abitative e di trasporto locale a supporto, per aiutare queste persone a mettere seriamente radici in Polesine, in una logica di sistema complessivo territoriale? Si finisce ancora una volta per agire invece più nella logica del piccolo “orticello” (non si capisce neppure con quale interesse), non rendendosi conto che così a governare lo sviluppo del Territorio continueranno ad essere questi grandi “player” che, legittimamente, curano interessi propri particolari e non quelli collettivi della comunità in cui s’insediano, che avrebbe invece il dovere di gestire tali situazioni, trasformandole in possibili opportunità di crescita complessiva, coinvolgendo le stesse aziende interessate anche in una logica di responsabilità sociale d’impresa. E nessuno, nonostante qualche lodevole tentativo di questo o quel piccolo Comune, può affrontare da solo e risolvere problematiche di tale portata. Solo il Territorio unito può provare a farlo, in un approccio di rete.
E’ evidente infine che agire davvero nella direzione indicata diventa un’urgenza. Diversamente, ci ritroveremo ancora negli anni a venire a semplicemente analizzare nuove indagini sulla qualità della vita, magari accontentandoci di migliorare di qualche posizione come Provincia, ma senza aver realizzato nulla nei fatti per cambiare in meglio, in modo strutturale, le sorti del Polesine.
Pieralberto Colombo
segretario generale Cgil Rovigo


















